«Con il lavoro precario non c'è posto per farsi una famiglia e per i figli»
Creata l’associazione “Ugo” (Unione giovani ottimisti), «perché non vogliamo arrenderci, né andare via»
 Butera. «Il futuro? Ci fa paura. Come facciamo a programmare quale sarà la nostra vita nei prossimi mesi, come facciamo a pensare concretamente ad un matrimonio ed ad un modo come portare avanti la famiglia se la maggior parte di noi non ha un lavoro stabile? Meglio pensare alla giornata e vivere la quotidianità»: Agostino Palmeri ha 35 anni ed è celibe, come lo sono quasi tutti i suoi amici ed i suoi coetanei.
«I più fortunati tra noi - aggiunge - hanno la possibilità di lavorare come precari nel periodo estivo al villaggio turistico che c'è a "Tenutella-Desusino". Ed io faccio il massoterapista. Ma lavorando solo pochi mesi l'anno risulta davvero impensabile fare una famiglia e dei figli.
La cosa grave è quella che tutto il territorio di Butera, che prima apparteneva a dei nobili locali, adesso è stato venduto a imprenditori che vengono da Licata, Canicattì o Riesi che in questo modo sono diventati ricchi. A noi hanno lasciato il precariato e la povertà».
«Ma noi non ci arrendiamo» dice Giuseppe Vassallo, che 31 anni e tanta voglia di fare. D'estate si trasferisce a Ennepetal, una cittadina tedesca vicino Colonia e va a confezionare gelati. Poi ritorna a Butera e, assieme ai suoi amici, cerca di impegnarsi per "smuovere le acque". «Otto mesi fa - racconta - abbiamo dato vita ad una associazione che si chiama "Ugo" (Unione giovani ottimisti) e cerchiamo di coinvolgere i nostri coetanei quando facciamo qualcosa per la nostra comunità. Assurdo starsene con le mani in mano. A Natale abbiamo allestito in piazza un grande albero, e poi abbiamo realizzato un bellissimo presepe vivente che ha avuto una grandissima partecipazione di visitatori anche dai paesi vicini. E questo nonostante molti dei nostri coetanei si fossero rifiutati a partecipare perché si vergognavano. Noi invece abbiamo deciso di non rassegnarci e di provare a dare degli input che rimangono a Butera».
«Io sono tra i più fortunati giovani di Butera - ammette Gaetano Messina, che ha 30 anni e lavora come operatore ecologico all'Ato Cl 2 - perché sono stato assunto a tempo indeterminato. Ma capisco le difficoltà che hanno tanti giovani che non trovano lavoro e sono costretti ad andare via».
Tra i "precari" c'è anche Stefano Inzisa, di 29 anni, che ha avuto una occupazione a tempo determinato alla Camera del lavoro di Butera e oggi assessore allo Sport. «Da quando c'è sindaco Luigi Casisi - dice - sono state fatte tante cose, tenendo soprattutto presente la condizione dei giovani. Molti di questi infatti lavorano almeno 6 mesi l'anno nelle strutture alberghiere che ci sono nella zona marina di Butera, in contrada "Tenutella-Desusino", dove tra aprile e settembre si registra la presenza di quasi 100 mila turisti provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero. Quando i giovani buteresi non lavorano possono usufruire dell'indennità di disoccupazione che ammonta a 800 euro al mese. Nel frattempo è stato dato un certo impulso al settore agricolo, dove diversi giovani, almeno una ventina, hanno avviato mini-aziende che usufruiscono delle agevolazioni previste dalla Regione. Quanti sono i disoccupati di lungo corso a Butera? Non più di 250, che comunque si danno da fare, dato che hanno la possibilità di essere inseriti nei cantieri di lavoro e nelle attività che vengono portate avanti dalle imprese locali. Quanti i dipendenti di pubbliche amministrazioni? Anche qui saranno poco più di 200, con persone che lavorano al Comune e nella scuola, o che sono statali. Ci sono comunità dove il lavoro costituisce davvero un dramma: di certo, a Butera da questo punto di vista non va malissimo». G. S.
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