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Sit-in pro Desusino: «Litorale in degrado» PDF Stampa E-mail
Fonte: "La Sicilia" del 14 Luglio 2010

SOS DESUSINO «IL LITORALE È NEL DEGRADO»
Ieri mattina il sit in di protesta dei villeggianti che hanno costituito un comitato: «Cementificazione e sporcizia»


Butera. Una strada dissestata tra le erbacce bruciate dal fuoco, un grande piazzale di cemento e asfalto distrutto dalle intemperie, un grande gazebo. L'unico lido presente lungo la costa buterese è chiuso. Da Torino, Venezia, Francia sono i componenti del comitato "Pro Desusino" costituito in questi mesi. A prendere le redini del comitato sono stati Enzo Napolitano, Michele Termini, Fabrizio Manici, Katiuscia Di Trio e Franco Palmeri.
Con carte alla mano i membri del comitato Pro Desusino hanno chiesto conto e ragione all'amministrazione comunale del degrado in cui versa il litorale buterese. Sette chilometri di costa, una spiaggia piccola dove poter trascorrere qualche ora al sole. E sono stati coloro i quali pagano le imposte all'amministrazione a far sentire la loro voce, la voce di chi è stanco di trascorrere le notti insonni a causa del fuoco appiccato alla plastica, di chi ogni giorno vede la spazzatura giacere negli angoli della strada.
«A Butera abbiamo un sito, il castello di Falconara, di interesse comunitario - ha detto Michele Termini - ci sono dei vincoli naturalistici per evitare la cementificazione. Questa zona deve essere riqualificata sia dal punto di vista naturalistico che turistico. Il degrado, lo scempio perpetrato negli anni inizia a farsi vedere». Termini viene da Venezia, ma ha trascorso gli anni dell'infanzia nello specchio d'acqua di Desusino, anche Napolitano che ora vive a Torino, pur essendo di Riesi, ricorda le alte dune di sabbia, la macchia mediterranea. Ricordi sommersi dall'asfalto e dal cemento. L'unica donna presente nel comitato promotore è Katiuscia Di Trio, originaria di Butera ma da anni trasferita in Francia: «La nostra intenzione è quella di riuscire a strappare l'impegno all'amministrazione comunale per il rifacimento della zona balneare. Ma non ci accontentiamo più delle parole, chiediamo fatti per rivalutare la zona lasciata completamente all'abbandono».
Alle 10, sotto il sole cocente di una calda estate ci sono solo i membri del comitato. Nel grande piazzale poi iniziano a giungere i proprietari dei villini di Desusino. In costume, con la borsa da mare in mano si avvicinano. Anche loro sono arrabbiati. Le signore Francesca Mirisola e Chiara Correnti prima ancora dell'arrivo del primo cittadino Luigi Casisi. Tra le due fa sentire la sua voce Francesca Mirisola che da anni vive a Desusino: «Non esiste la toponomastica che segnali le traverse del villaggio. Mancano i servizi essenziali, senza poi considerare che per la posta ogni settimana dobbiamo andare fino a Butera all'ufficio postale. Fin quando mio marito riuscirà a guidare la macchina continuiamo a fare la spola. E poi»? «Non esistono più i locali - ha aggiunto Chiara Correnti, residente a Torino ma d'estate torna a casa, nella sua Desusino dove ha trascorso i suoi anni più belli - eravamo giovani quando a piedi passeggiavamo sulla sabbia dorata, ora dobbiamo fare i conti con un costone che crolla. Oramai Desusino non potrà ritornare ai vecchi splendori. Anzi penso proprio che si vada indietro». Per Franco Palmeri qualcuno vuole «rubare i ricordi della gioventù quando a bordo della macchina con il mangianastri si ascoltava la musica dei Pink Floyd in attesa dell'alba». Nella zona balneare di Butera molti residenti di Caltanissetta, Sommatino, Riesi, Canicattì hanno realizzato la loro casa per trascorrere l'estate a mare. Anche Sergio Bonsignore, con moglie e due figli, ha preso casa in un residence: «C'è il degrado assoluto - ha detto la moglie del nisseno - non conosciamo la classe politica che deve offrire i servizi, sappiamo solo che nostro figlio non vuole continuare a venire qua. Una zona desolata dove non ci sono attrattive turistiche, se non il mare. Stiamo vendendo tutto, così come stanno facendo diverse famiglie che vivono nel nostro stesso residence».
E per le vie sconnesse di Desusino, tra l'erbaccia dei lotti interclusi, il canale di scolo colmo di canne c'è stato chi ha dovuto pagare di tasca propria gli interventi di manutenzione stradale. È il caso di Angelo Butera che ieri alla presenza degli amministratori ha raccontato pubblicamente di aver pagato gli interventi di manutenzione onde evitare che la sua macchina si distruggesse percorrendo la strada dove si è trasferito per il periodo estivo. «Dovete finirla di tacciarci come stranieri - ha detto Teresa Navarra Placenti - siamo contribuenti del vostro comune, paghiamo regolarmente le tasse e non vogliamo che venga rinfacciato che non siamo buteresi. Non ci vengono garantiti i servizi. Non è possibile che ci sono abitazioni che hanno l'acqua ed altre no». «Chiediamo maggiori controlli - ha concluso Eugenia Aliotta, romana ma di origini gelesi - la notte viviamo barricati in casa perché viene appiccato il fuoco alle serre e l'aria diventa irrespirabile». Laura Mendola


«In 30 anni c'è stato uno scempio»
Il sindaco: «I finanziamenti sono stati dirottati a Giampilieri»

Butera. "Siparietto" ieri mattina durante la protesta di quanti hanno un'abitazione in contrada Desusino. Enzo Napolitano e l'assessore comunale al territorio ed ambiente Gino Vassallo si sono confrontati su quanto è stato fatto in questi anni nel litorale buterese, dello scempio di cemento e catrame nei pressi della costa, di progetti non presentati o ancora preliminari e della mancata programmazione per accedere ai bandi.
A puntare l'indice contro l'amministrazione è stato Enzo Napolitano. In una carpetta teneva all'interno la fitta corrispondenza con il primo cittadino Luigi Casisi, i suggerimenti del giovane in merito al rischio del crollo del costone - secondo le indicazioni della Protezione Civile - e che avrebbe dovuto emettere ordinanza. «Con grande franchezza - ha detto Napolitano durante il faccia a faccia con l'assessore Luigi Vassallo - abbiamo anche suggerito al primo cittadino dove trovare le disposizioni della Protezione Civile, c'ha ascoltato e subito dopo ha emesso ordinanza. Noi vogliamo che questa collaborazione continui, per valorizzare Desusino dove è stato fatto uno scempio. Trent'anni di cementificazione sproporzionata senza controllo. Non è stata garantita la natura, le dune con le piante mediterranee.
Alla luce dei rischi temuti dalla Protezione civile bisognerebbe presentare progetti per evitare ulteriori danni. L'erosione della costa inoltre è sotto ai nostri occhi. Chiediamo garanzie e vigileremo attentamente sull'andamento dei progetti che presenterete. Una seria programmazione avrebbe evitato in questi anni lo scempio compiuto in questa area». L'assessore Vassallo ha prontamente risposto ai quesiti che Napolitano incalzando presentava: «Abbiamo presentato un progetto preliminare per la valorizzazione di Desusino, ma ancora non ci sono finanziamenti né bandi per riuscire». Non sono mancati anche le accuse alla politica. A chi ricordava a Vassallo di essere stato consigliere provinciale della maggioranza durante la presidenza Collura ha ribadito di «essere stato maggioranza e nello stesso tempo opposizione ad una politica che non è riuscita a valorizzare la costa. Oggi più di allora non abbiamo ricevuto neanche un centesimo di finanziamento dalla Provincia». Il sindaco Luigi Casisi ha ribadito di non poter bussare alla cassa depositi e prestiti. «Abbiamo accumulato mutui per 30milioni di euro. Troppi per un comune con 5mila abitanti. I finanziamenti che dovevano giungere lo scorso anno sono stati dirottati a Giampillieri, ora aspettiamo che qualcosa si muova. Ho avuto diversi incontri all'assessorato regionale al territorio ambiente. Non abbiamo ricevuto risposte. Per l'erosione della costa pensiamo che il danno sia da addebitare alla realizzazione del porto di Licata ed al Comune di Gela ai quali chiederemo i danni».
Alla manifestazione di ieri erano presenti i consiglieri della V commissione provinciale al territorio ed ambiente. "Il presidente Federico - ha detto Santo Mirisola dell'Udc - è rimasto sordo alle nostre interpellanze. Gli enti si devono munire di quegli strumenti utili per intercettare fondi non solo nazionali ma anche regionali ed europei». All'appello di Mirisola si sono accodati anche i consiglieri Franco La Rosa e Alfonso Cirrone Cipolla. L. M.
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