
A Butera nella prossima primavera si svolgeranno le elezioni comunali. E il sindaco uscente, esponente del Partito Democratico, ha già manifestato l'intenzione di ricandidarsi. In un partito normale si chiederebbe al sindaco di produrre un consuntivo del lavoro svolto e di illustrare il programma della prossima legislatura; si aprirebbe, quindi, un sereno dibattito interno incentrato su tre punti: 1) E' stato un buon sindaco? 2) Ha governato bene? 3) Quale nuovo programma propone?
Nel PD di Butera questo non si può e non si deve fare; il motivo è semplice: il bilancio di fine legislatura è più che mai fallimentare e il nuovo programma non esiste; di conseguenza, il segretario, su diktat del sindaco, non convoca il direttivo per impedire ogni forma di discussione che possa far emergere questa inconfessabile verità.
Infatti, tranne la ristretta cerchia di beneficiari, tutto il resto del paese è pressoché unanime nel considerare questo sindaco e il suo operato come i peggiori della storia, atteso il degrado morale e culturale in cui è precipitato il paese.
Invero, in soli 5 anni di legislatura il sindaco uscente è riuscito a "realizzare", a titolo esemplificativo, quanto segue: alle elezioni del 2007, ha fatto votare candidati di altri partiti anziché quelli del proprio; ha nominato in vari enti componenti senza conclamate competenze nel settore; ha alimentato la commistione tra politica ed affari difendendo amministratori incompatibili, coltivando in senso politico privilegi, creando nuovi centri di potere, affidando incarichi specifici a tecnici, anche in questo caso, senza i riconosciuti requisiti; ha ridotto le ore di integrazione ai precari e i sussidi ai bisognosi per consulenze di dubbia utilità; ha utilizzato i dipendenti senza tenere conto delle loro effettive competenze e delle loro esperienze maturate. Di quali altre azioni si deve rendere protagonista perché il PD si decida a sostituirlo?
Con tutte queste responsabilità politiche, sorprende come nel partito ci sia ancora gente pronta a candidarlo; chi lo sostiene non lo fa perché soddisfatto del lavoro svolto (fallimentare!) o perché conquistato dal suo nuovo programma elettorale (inesistente!); una sola è la misera motivazione: perché è il sindaco uscente.
Infatti, è la povertà di argomenti a favore della candidatura del sindaco uscente che tarpa ogni forma di confronto dal quale egli uscirebbe sicuramente sconfitto.
Per porre fine allo scempio del paese al quale abbiamo assistito negli ultimi 5 anni, avevo chiesto le "Primarie" ed avanzato la mia candidatura; forse pensando non riuscissi a raccogliere il numero di sottoscrizioni necessarie, il direttivo del PD aveva acconsentito (il sindaco uscente, ipocritamente, si era addirittura offerto di aiutarmi nella raccolta). Sono passati quasi 2 mesi da quando ho comunicato al segretario e a vari membri del direttivo di aver raggiunto l'obiettivo (nonostante gli ostacoli e i colpi bassi del sindaco uscente) e, ancora, non si riesce a convocare una riunione per indire le "Primarie". Anzi, corre voce che alcuni sodali, capeggiati dal sindaco uscente in persona, vorrebbero impedirle perché convinti di perdere. Purtroppo per loro questa strada non è percorribile; le "Primarie" rappresentano un eccezionale strumento di democrazia previsto dallo statuto; impedirle, oltre che un oltraggio alle regole democratiche, costituirebbe un atto grave di chiara matrice dispotica.
In tutta questa squallida vicenda non sorprende che il sindaco uscente e il segretario del partito da lui nominato, lavorino per impedire le "Primarie"; o che la nuova classe dirigente emergente si nasconda dietro un deferente e ossequioso silenzio. Dispiace ed amareggia, piuttosto, la complicità staliniana a favore di un progetto chiaramente prevaricatore e antidemocratico da parte di coloro i quali consideravo amici e che, per circa un ventennio, sono stati compagni di tante battaglie politiche. Forse sul loro conto mi sono sbagliato; forse ho fatto male a riporre in loro la mia fiducia e la mia stima.
Mi auguro, pertanto, che il gruppo anti-Primarie, receda da questo proposito scellerato; anche perché il messaggio conseguente sarebbe chiaro: il sindaco uscente non ha il coraggio di affrontare nemmeno le elezioni interne al proprio partito e per paura di perdere è disposto anche a calpestare le regole democratiche (altro che Berlusconi e/o Putin!).
In caso contrario, purtroppo, avremmo, una volta ancora, la conferma di una diffusa teoria sociologica: più alto è il grado di ignoranza di una comunità, maggiore è il rischio che prevalga la cultura mafiosa.
Mario Grazio Navarra
Candidato alle primarie del Pd per la carica di Sindaco