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"Ho baciato Totò Cuffaro", il successo PDF Stampa E-mail
Indice articolo
"Ho baciato Totò Cuffaro", il successo
Personaggi e struttura dei racconti
Le autorevoli recensioni sul libro
L'autore del libro: Rocco Chimera

E’ un singolare mélange di quotidianità e di stranezze, di vicende oscillanti fra la normalità e la stravaganza, a connotare gli otto racconti che compongono questa raccolta: una galleria di fatti e personaggi delineati da Rocco Chimera nella loro autonoma fisionomia, ma anche emblematici di una condizione che trascende il caso individuale per coinvolgere un’intera collettività. Tutti i racconti, tranne uno, sono ambientati in Sicilia e sembrano impegnati a coniugare il piacere di una narrazione briosa e densa di umori con il rispetto del principio della competenza e con l’intento di proporre exempla di una mentalità e di comportamenti connessi a una specifica realtà ambientale.
E ne scaturisce l’immagine di un’isola insieme passionale e sofferente, fantasiosa e razionale, consapevole della propria “diversità” e della gravità di problemi antichi e recenti (disoccupazione, violenza, abusivismo edilizio ecc.), ma anche capace di soluzioni ingegnose e pronta a reagire con dignitosa fermezza a inconvenienti e pregiudizi. A confermare la valenza rappresentativa delle singole vicende sono anche i legami instaurati fra i vari racconti, con personaggi che si ripropongono nel ruolo di protagonisti o di comparse (il presidente della regione in Ho baciato Totò Cuffaro e in La rivolta) e con l’ambientazione privilegiata in due località, Cannarata e Caccamone, che sono immaginarie, ma sembrano rinviare a precise realtà topografiche: come a costituire una sorta di ciclo, forse destinato a essere continuato nella futura produzione di Chimera, e a suggerire una lettura unitaria di vicende che, pur nella loro autonomia, tendono a configurarsi come tasselli di un unico mosaico.

Anche La Rivolta, che pure sembra portarci fuori dai confini della Sicilia, appare in realtà una variante dell’assorbente tematica insulare e, per di più, rimanda a un motivo presente anche in altri racconti (Caffetteria Parisi, La vera storia del pastore Intravaglia). Per quanto incentrata sul contrasto fra due personaggi che lavorano in una insolita “unità di crisi del Ministero dell’Interno”, la vicenda ruota intorno a un fatto accaduto nell’isola e all’immagine distorta che spesso il Nord ha della realtà siciliana: un mondo in genere visto in una prospettiva di diffidenza e alla luce di radicati pregiudizi, ma anche con un senso di perplessità e di sconcerto per comportamenti che sembrano sfuggire ai canoni della logica comune. Quasi una proiezione della pirandelliana inafferrabilità del reale in un ambito geografico e umano caratterizzato da complicazioni e ambiguità, dove “la verità a volte non è mai la verità” e “tutto quello che realmente era non era come appariva”.

Al centro delle vicende vi sono, in genere, personaggi insoddisfatti e delusi, impegnati in una sorta di lotta quotidiana che assume gli aspetti cangianti della ricerca disperata di un impiego, dell’appagamento di desideri inespressi o tenacemente perseguiti, della reazione a ingiustizie che si ritiene di aver subito. Ad attirare l’attenzione dell’autore è il vario comportamento dell’individuo, con il suo intricato groviglio di passioni e meschinità, di miserie e ambizioni, e di qui deriva la scarso rilievo dato agli elementi paesaggistici, limitati a rare e brevi notazioni funzionali alla caratterizzazione dell’ambiente e dei personaggi. Una sorta di commedia recitata sul palcoscenico di un immaginario teatro, dove si muove una umanità ansiosa e fremente, alle prese con situazioni in bilico fra la normalità di casi quotidiani e il paradosso di stranezze e incongruenze ai limiti dell’assurdo. E se il senso di dismisura appare finalizzato a sottolineare l’imbroglio e la difficoltà del vivere, d’altra parte si sostanzia sempre di una verosimiglianza evidenziata dalla concretezza rappresentativa del discorso e dai frequenti riferimenti a fatti di cronaca.

Ed ecco, allora, il caso del disoccupato che, in quanto incensurato, non può essere assunto in una cooperativa sociale destinata esclusivamente a “ex-galeotti o con almeno un precedente penale” (Ho baciato Totò Cuffaro), o quello del “povero” pastore assurto a rinomanza nazionale per la demolizione di una delle tante case abusive di sua proprietà (La vera storia del pastore Intravaglia). O, ancora, le vicende comico-inquietanti dell’onesto cittadino sottoposto a controlli per il suo scrupoloso rispetto delle leggi (Il Minchione), del figlio disperato per la presunta violenza carnale subita dal padre omosessuale (Stupro), dell’occasionale giudice di un concorso per il presepe più bello, cui partecipano contendenti disposti a spese folli e a iniziative legali, oltre che a pressioni e intimidazioni di ogni genere (Il presepe). Fino ad arrivare all’abbaglio di un dirigente leghista che scambia una baruffa tra persone alla ricerca di donne di servizio per l’inizio di una generale rivoluzione della Sicilia, inopinatamente percorsa da rigurgiti indipendentistici (La rivolta). Scene in cui si intrecciano comico e tragico, tensione realistica e gusto del grottesco, senza escludere nemmeno la dimensione surreale di vittime della mafia che dialogano nel basamento di un viadotto in cui i loro cadaveri sono stati nascosti (Al di là del bene e del male).