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Butera, futuro difficile tra crisi e innovazioni PDF Stampa E-mail
Fonte: "Giornaleonline.lasicilia.it", "Il Fatto" dell'11 Gennaio 2012, pag.5

Un futuro difficile tra crisi e innovazioni
Come si vive in un paese dove i decessi sono più delle nascite e chi resta non vuole arrendersi


Butera. Alle 15,30 nella chiesa della parrocchia di Maria Ausiliatrice e Don Bosco i banchi sono tutti occupati. Fuori una decina di corone di fiori. Si celebra, anche in diretta internet, il funerale di Francesca Ferrante, 84 anni, l'ultima residente cancellata dai registri dell'Anagrafe di Butera.
Il piccolo Vincenzo, figlio dell'assessore comunale Giuliana, è invece l'ultimo arrivato in questo comune della provincia di Caltanissetta, al confine con Riesi e Gela. Considerato che dall'inizio dell'anno ci sono stati tre decessi e una sola nascita, il numero ufficiale degli abitanti è così sceso ancora, toccando quota 4.930, minimo storico per un centro che, recensito nel 1861 con 5.157 abitanti, ha toccato il massimo nel 1951 con 10.675 residenti, ma ha poi visto scendere progressivamente la sua popolazione fino ai livelli attuali.
"In questo paese da anni i decessi aumentano ma le nascite diminuiscono. I giovani partono e restano solo i vecchi. E così anche il paese invecchia e muore » ha tuonato don Aldo Contrafatto, parroco da 18 anni di "Maria Ausiliatrice", nella sua omelia domenicale, rilanciata, come tutte le altre funzioni religiose che si celebrano in parrocchia, via internet. E lui, novello don Camillo che ha piegato Facebook e le moderne tecnologie telematiche al servizio pastorale, non le manda a dire all'amministrazione comunale, spiegando che alla gente di Butera servono lavoro e servizi.
La chiesa sta nella parte bassa del paese, quella più popolosa, nel quartiere di "Piano Fera". Il Comune sta invece nella parte alta, in piazza Dante, il vero cuore di Butera (con una stupenda vista sulla vallata) racchiuso in una cinquantina di metri appena: la posta, la banca, il barbiere, il circolo, il Milanclub, due bar, un bed and breakfast con ristorante, il tabaccaio, il benzinaio, un pub e la tv locale.
E così la risposta a don Aldo arriva a stretto giro dall'emulo guereschiano di Peppone, il sindaco pd Luigi Casisi, attorniato dalla sua Giunta. «Qui noi lavoriamo per dare un futuro a questo paese. Cerchiamo di proiettarlo al di là della sua attuale dimensione e di questi numeri che, pur statisticamente veri, non possono condannare senza appello una comunità come la nostra». Accanto al sindaco, si schierano la giovane vicesindaco Giovanna Donzella, del Mpa, e gli assessori alla Pubblica Istruzione, Silvio Scichilone, e al Territorio, Gino Vassallo.
«Negli anni Sessanta - spiegano - il nostro paese ha pagato a caro prezzo il fenomeno dell'emigrazione di massa. In molti sono partiti per la Germania perché qui non c'era lavoro. Oggi è diverso. Il paese si è aperto alle altre realtà circostanti: i ragazzi frequentano il liceo a Gela o a Niscemi facendo i pendolari, poi c'è l'università a Enna o a Catania. Ma poi molti ritornano».
Ed è proprio su questi ritorni, di chi in realtà non è mai andato via, che si gioca il futuro di Butera. Dall'agricoltura di qualità, alla produzione di prodotti di nicchia: sono molti i giovani che giocano questa difficile partita. Altri invece puntano sul poco ma sicuro: le attività e l'indotto alberghiero delle strutture che sorgono lungo la costa a Falconara. Certo, lavori stagionali con un'alternanza inevitabile tra occupazione estiva e disoccupazione invernale assistita.
Del resto Butera vanta il maggior numero di presenze turistiche dell'intera provincia di Caltanissetta, oltre 100 mila presenze l'anno. Un'occasione di sviluppo certamente non comune, «ma inutile - ribatte gelido don Aldo - perché dei soldi dei turisti qui a Butera non arrivano».
Negli ultimi anni è aumentato il numero dei matrimoni (compresi quelli celebrati col rito civile anche di coppie non buteresi, qualcuno è arrivato addirittura dalla Francia e qualcun altro da Malta per usufruire della splendida location). Ma è anche aumentato il numero dei divorzi e delle separazioni, oltre che - ovviamente - degli anziani che restano soli. Pertanto il saldo finale parla di 1.958 famiglie, con una diminuzione dello 0,2%, e una composizione media per nucleo familiare di 2,55. Numeri aridi che non dicono e non spiegano fino in fondo la realtà del tessuto sociale di un paese, con un reddito medio pro capite nel 2009 di 6.119 euro, nel quale è invece aumentata, a partire dal 2005, la presenza degli stranieri. Oggi la famiglie con almeno uno straniero sono 54 e quella che hanno il capofamiglia straniero sono 45, quasi il 2,4% del totale.
«In realtà - spiega il sindaco - sono quasi tutte famiglie già solide che vengono dalla Romania. La donne accudiscono i nostri anziani e gli uomini vanno in campagna o vengono impiegati nell'edilizia per fare quei lavori che noi non vogliamo più fare. Ormai sono una vera e propria comunità che noi puntiamo a integrare pienamente».
In un Comune virtuoso che rispetta il piano di stabilità, che dopo un anno è già al 45% della raccolta differenziata dei rifiuti, che stabilizza 8 precari e assume un direttore contabile con una spesa per il personale inferiore al 40%, la crisi economica però si fa sentire egualmente.
«Sono sempre di più le famiglie in difficoltà che vengono a chiedere aiuto al Comune - dice la vicesindaco Giovanna Donzella - perché non riescono proprio ad andare avanti».
Crisi economica e disoccupazione: un'equazione che porta dritta alla delinquenza. Questo è sempre stato un paese tranquillo, spiegano al Comune , niente mafia, niente malavita. Da qualche tempo però le cose sono cambiate - e almeno su questo Chiesa e Comune concordano - la gente, soprattutto i più anziani, cominciano ad avere paura. «Si registrano almeno due furti in appartamento ogni giorno e non riusciamo a capire chi siano e da dove vengano» aggiungono sempre agli amministratori.
Le aride statistiche dicono ancora che il 23,9% dei buteresi ha più di 65 anni, e il 13% meno di 14. Nel 63,2% che resta ci stanno tutti gli altri. Compresi i giovani tra 18 e 30 anni, quelli che hanno studiato, che vogliono vivere e pretendono di avere un futuro dignitoso, un lavoro e una famiglia. Giovani giusti e tosti. Che non si perdono per nulla d'animo. Chi volesse averne la prova la troverà su Facebook. Andate a cercare UGO (Unione giovani ottimisti) e capirete… Il futuro di Butera è lì. L.R.
Commenti (7)add
... : reset
Perchè, i buteresi non sono proprietari del loro territorio?
14 gennaio 2012
... : dapo1944
Domanda da un milione di euro,cara reset.Ti rispondo subito.Il buterese non è proprietario del suo territorio perchè ha preferito vendere ai forestieri il fondo agricolo(la riforma agraria) che gli era stata "regalata" dallo Stato.Non avendo sudato sette camicie per possederla,non si attaccò mai alla "sua terra" e preferi venderla a riesini, gelesi e mazzarinesi per centinaia di milioni di lire.La tua domanda me la spiego solo cosi.Spero che altri ti diano spiegazioni diverse.DAPO 1944.
14 gennaio 2012
... : reset
Esatto Dapo1944. Ora ti chiedo di andare oltre. Perche, abbiamo preferito vendere? Quale è stata la conseguenza?
15 gennaio 2012
... : max80
La questione, cara Reset, non è d’individuare le ragioni di queste vendite, per bisogno, per impossibilità, per investimenti. Insomma, le ragioni possono essere le più svariate (tutte buone e valide), ma la conseguenza è stata di aver abbandonato la nostra vocazione che era quella di lavorare la terra e, dunque, di fare impresa. A mio avviso, questo è stato il nostro errore, inteso come limite. Sul piano culturale siamo cresciuti con la mentalità di vedere il lavoro nei campo come vergogna ed è così che nei paesi limitrofi sono nate e cresciute le imprese agricole, le cooperative di lavoro, l’indotto ecc.
Certo, la situazione è indubbiamente più complessa, però mi domando: da 40 anni a questa parte, tutte le amministrazioni che si sono succedute quanto hanno investito nell’agricoltura?

15 gennaio 2012
... : dapo1944
Cara reset,alla domanda che mi fai, ti ha risposto molto bene max80,con cui sono in perfetta sintonia al riguardo.Potrebbero essere tutte valide le ragioni per cui i buteresi abbiamo venduto le nostre terre e quindi il nostro territorio,ma rimane il fatto che abbiamo commesso un grave errore averle vendute.Se ci fossimo associati in cooperative,come hanno fatto nel ragusano,sicuramente la nostra agricoltura avrebbe avuto una svolta diversa,forse anche migliore.Le cooperative,purtroppo non attecchiranno mai dalle nostre parti poichè è nel nostro DNA non fidarsi di nessuno e di conseguenza diffidiamo l'uno con l'altro.Qualche timido tentativo,in verità,c'è stato ma si è affievolito subito come la nebbia al sorgere del sole.Purtroppo,questa è la nostra realtà.La politica,forse,avrebbe potuto fare tanto se avessimo avuto politici come il vecchio sindaco di Vittoria di cui,in questo momento,mi sfugge il nome.Vittoria,grande centro agricolo e famoso in tutto il mondo per il proliferarsi delle serre per la coltivazione di pomodori, zucchine,fiori ecc. ,non si trova nella altra parte del globo ma a pochi chilometri da Butera.Se avessimo copiato da loro,non avremmo mai venduto le nostre terre ed abbiamo preferito cercare un posto nella pubblica amministrazione.Per nostra fortuna la forestale ha risolto in parte anche il problema della disoccupazione.Questa è solo una mia modesta opinione personale sul problema avanzato da reset.DAPO 1944
15 gennaio 2012
... : reset
Sono d’accordo con entrambi. Si è vero, individuare il perché della vendita del nostro territorio non è importante, però scusate, voi stessi avete dato la spiegazione di queste vendite, individuandola, correttamente, nel fatto di non aver creduto nell’agricoltura. Ecco il punto, perché non ci abbiamo creduto? Perché, il lavoro nei campi è stato visto da noi buteresi, come dice max80, come qualcosa di cui vergognarsi, oppure, come sostiene dapo1944 non ci fidiamo nemmeno di noi stessi (Come non essere d’accordo, certo vi sono altre ragioni, che meriterebbero di essere analizzate in modo più approfondito).
15 gennaio 2012
... : gaetanobra
La riforma agraria è stata fatta nei primi anni cinquanta togliendola ai grandi proprietari terrieri per darla ai contadini che non avevano nulla e dargli la possibilità di mantenere la famiglia. Lo Stato ha dato la terra ma non saputo dare indirizzi all'agricoltura di quello che era conveniente ed utile coltivare, ed è stato così che i contadini hanno continuato a coltivare solo grano , fave,mandorle ed un pò di viti ed olivi, con queste coltivazioni, il poco prezzo che avevano questi prodotti ci aggiungiamo anche che all'epoca le famiglie erano molto numerose e che la quantità di terra data ai contadini era poca, guardando tutto questo si può capire facilmente come le terre sono state abbandonate e si è preferito emigrare per potere sfamare le famiglie numerose,ricordo inoltre che all'epoca della riforma agraria i contadini a butera non sapevano di cooperative.
18 gennaio 2012
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