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La cultura antica
Le feste religiose
Cittadini benemeriti
CITTADINI BENEMERITI DI BUTERA

Fra i cittadini benemeriti di Butera sono da ricordare:

1) CARMELA CANTELLO, figlia del Dr. Giacinto e della nobile Mariangela Lacono, nata a Butera il 2.1.1814. Ricca di rendita rifiutò di sposarsi e sin da giovanetta dedicò la sua vita all’assistenza dei poveri.Conoscendo le agiatezze dei suoi parenti, con testamento pubblico del 21.9.1886, donò le sue sostanze per l’istituzione di un Orfanotrofio in Butera; comperò l’ex Convento di San Francesco che incominciò a ricostruire per l’istallazione dell’Istituto che non potè ultimare a causa della sua morte avvenuta il 16.4.1894. Oltre questo fabbricato lasciò all’Istituto la seguente proprietà:
  • - La tenuta di Monaco di ettari 95.29.79;
  • - La tenuta di Baronessa di ettari 105.34.45;
  • - Il palazzo, venduto al Cav. Dr. Angelo Zacco;
  • - Un magazzino;
  • - Un reddito annuo di £. 1.210, sul debito pubblico.
Il testamento trovasi presso gli atti del Notar Collica Accordino di Palermo registrato ivi il 19.5.1894. Con esso legò tutta la sua proprietà in £. 150.000 circa, per la fondazione del Pio Istituto che aveva lo scopo di ricoverare e nutrire, orfane povere nate in Butera o altrove da genitori Buteresi, e inoltre avviarle a lavori che potessero riuscire utili dopo avere abbandonato il Pio Orfanotrofio, come la tessitura e la cucitura, e di accoglire inoltre fanciulle non povere mediante il pagamento di una pensione. L’Istituto Cantello venne poi raggruppato con l’altro intitolato Conservatorio del Carmelo, già esistente in Butera, che ha origine dal 1703, come da una copia autentica registrata in Riesi il 13.7.1888 al N.98 - libro II - Vol. 8 - pag. 42. Il Conservatorio era amministrato di diritto da apposita commissione composta di tre membri nominati a vita nel testamento della nutrice Cantello con le modifiche di surruga e decadenza in esso atto stabilite. Facevano parte della Commissione anche quattro membri nominati ogni triennio dal Consiglio Comunale.

2) SALVATORE FEDERICO, figlio di Luigi e Anna Bonadonna, nato a Butera il 2 Gennaio 1814, di origini umili, ebbe a cuore la posizione dei suoi simili, maggiormente considerò i poveri che, privi di qualsiasi sussistenza morivano senza il conforto del medico e senza nessuna assistenza. Gli venne l’idea di fondare un Ospedale, infatti con atto 8.5.1882, rogato Notaro Rocco Strazzeri, registrato in Mazzarino il 16.9.1882 al n. 307, costituì in canoni diversi, una rendita annua di £.1.275 per la costruzione dell’Ospedale, confermato poi per testamento il 9.9.1889, giorno della sua stessa morte. Esso aveva per scopo la cura gratuita di poveri Buteresi affetti da malattia non cronica e contagiosa. Vi si ammettevano anche borghesi e militari a pagamento, in proporzione alla disponibilità del locale, come pure i poveri di transito, ad ordinativo del Sindaco, salvo rimborso della corrispondente retta da parte di chi di dovere. I mezzi di cui disponeva l’Istituto erano £. 3.000 all’anno, e cioè £. 1.275 di censi annui assegnati all’Istituto Federico e £. 1.725 annue per concorso del Comune di Butera, il quale era anche obbligato a fornire il locale, fino alla costruzione di un apposito edificio. L’Amministrazione era affidata ad una Deputazione composta da un Presidente, dal Parroco, da una parte dell’Istituto e da due Consiglieri Comunali, questi ultimi, in uno al Presidente, venivano nominati ogni triennio dal Consiglio Comunale.

3) CATERINA BRANCIFORTE istituì il legato maritaggio "Monte Branciforte" con testamento del 15.7.1667, per dotare, in occasione di matrimonio, le figlie di quattro congiunte della testatrice ed in mancanza, tante vergini zitelle di Butera, Pietraperzia, Leonforte e Raccuia. Dopo una lunga contestazione giudiziaria, con Regio Decreto 10.4.1904, l’opera fu dichiarata di beneficenza agli effetti della legge del 17.7.1890, e amministrata dalla Congregazione di Carità di Mazzarino, dove si trovavano gli stabilimenti dai quali si ricavava la relativa rendita.

4) MARIA STELLA TINNIRELLO istitui il — Legato maritaggio Tinnirello — amministrato dalla Congregazione di Carità di Butera. Dal testamento della Tinnirello dell’i .5.1883, rogato dal Notaro Bernardo Strazzeri fu Rocco, si disponevano due legati di maritaggio ogni anno, con i redditi provenienti da una tenuta di terra in contrada Reccuratolo. I due legati venivano estratti a sorte ogni anno, nella prima Domenica di Giugno fra venti concorrenti, con l’intervento del Presidente della Congregazione di carità, del Sindaco e del Parroco, per come disposto dallo statuto approvato con Regio Decreto del 16.7.1898.

5) SACERDOTE ROCCO TRAINITI, istitui — Il Legato Tramiti —amministrato dalla Congregazione di Carità di Butera. Esso ha origine dal testamento del 3.12.1866 rogato dal Notaro Girolamo Scicolone da Licata. Lo scopo del legato era il conferimento di dote a donzelle povere, di onze otto, pari a £, 102, da conferirsi ogni anno nel giorno di San Giovanni Battista, e della distribuzione di una salma di farina panizzata, fatta ai poveri del Comune nel giorno dei morti di ogni anno.

6) ROCCA FICICCHIA TIMPANELLO, istitui la comunità "Ab iter Collegiatae", dotata da lei stessa il 14.9.1889, munita di Real Registro e canonicamente eretta nel 1842 da Mons. Benedetto Denti, Vescovo di Caltagirone, alla quale Diocesi Butera allora apparteneva. Capo della comunità era il Parroco, i preti che ne facevano parte, portavano tutti le insegne Canonicali.

7) Nel 1885 con delibera n. 135 del 30.5.1885 si istitui — L’OPERA PIA CAMERATA — presso il Comune, la cui direzione fu affidata a Budano Sebastiano. Nel 1902 il CANONICO LUIGI RUSSO RIGGIO organizzava con 200 soci la Società del SS. Redentore avente lo scopo di moralizzare i soci. Sempre per sua iniziativa il 10.5.1903 si costituiva la Cassa Rurale di Depositi e Prestiti "Società Cooperativa a nome Collettivo" con un tasso d’interesse del 7 x 100 e con un capitale sociale di £. 280 e £. 25.000 di deposito.

UOMINI ILLUSTRI DEL TEMPO

Fra gli uomini illustri di Butera c’è da ricordare:

1) ROCCO DI MARTINO, nato da Isidoro e Angela Ripollino nel 1770, da dilettante dipinse quadri su tela fra i quali primeggiano: Il quadro di Sant’Antonio; di San Francesco d’Assisi; e quello di San Michele Arcangelo.

2) ROSARIO TINNIRELLO si distinse nella pittura con: la deposizione dalla croce del 1765, che trovasi nella Chiesa Madre; quadro di 5. Pasquale Bylon del 1772 si trova nella Chiesa di Santa Maria di Gesù.

3) PADRE VALENTINO RIGGIO — A lui appartengono: Il bellissimo Cristo che donò alla Chiesa Madre, scolpito nel Cenobio di Santa Maria Dell’Alto; un Cristo ed un San Rocco, che possedeva la famiglia Mangiameli. Non si hanno indizi dove possono essere andati a finire. Si pensa che il Cristo possa essere quello della Chiesa di San Rocco.

4) GAETANO VULLO GUZZARDELLA, Butera 5.11.1860; Palermo 14.9.1936. Autore dei due volumi; sull’antica città che esistette nel sito dell’odierna Butera: dalla denominazione dei Greci in Sicilia ed Altre Pubblicazioni. Il Vullo voleva collocare la Sicula Mactorium in Butera, ma con gli scavi eseguiti superficialmente dall’Orsi, non fu trovato nessun indizio che potesse confermare ciò che pensava il Vullo; d’allora per Butera non vi fu più interessamento. Il Vullo aveva richiesto un sopralluogo perché dagli scavi effettuati per la piantagione di una vigna lungo la strada per Mazzarino, in un terreno del Sac. Giov. Cravana, erano venute alla luce parecchie tombe formate da cassette in terracotta, con coperchio piano dello stesso materiale. Con l’autorizzazione del proprietario e la collaborazione del Tenente dei Carabinieri di Terranova, Arturo Pometti, furono prelevati alcuni oggetti fittili che, sebbene scarsi, ci hanno dato un criterio sull’età del sepolcro, databile dalla fine del IV secolo all’inizio del II secolo a.C. Vennero rinvenuti anche: uno specchio circolare in bronzo, alcuni orcioletti fusiformi, vasetti acromi, anforetta cumana buccellata nera, alcune lucerne ombelicate. Il materiale ivi trovato apparteneva ad una necropoli del III sec. a.C.

5) ANGELO ZACCO, Caltanissetta 1853, Butera 12.5.1909; fu Consigliere Comunale e Provinciale, Amministratore Provinciale, Deputato Provinciale. Scrisse una monografia sulle miserande condizioni dell’infanzia abbandonata, ove proponeva gli opportuni rimedi per l’allevamento dei fanciulli in ambienti più igienici, meno tristi e più adatti, anche per dimfnuire quella imponente mortalità; una voluminosa monografia, ove era svolto il progetto completo per la creazione di un manicomio Provinciale. Agrigento, Aquila, Aversa lo hanno costruito seguendo la sua monografia. La medesima monografia fu tradotta in lingua Inglese e da Chicago in America, venivano richiesti chiarimenti e suggerimenti per la costruzione di un manicomio ditale tipo. Come Congiliere Comunale coadiuvò moltissimo, specialmente per gli argomenti riguardanti la vita pubblica e per la rivendicazione del Demanio Comunale, per la pavimentazione delle strade, apportò modifiche ai progetti ed a pratiche per l’approvvigionamento dell’acqua potabile. Come cittadino fu per tutti sempre largo di consigli e di favori.

TOMMASO DA BUTERA - VESCOVO DI CEFALU

Era Tommaso da Butera, Siciliano, Canonico di Siracusa, Arcidiacono della metropoli di Messina. Fu eletto Vescovo dal Capitolo Cefalutano, e confermato da Guidotto, Arcivescovo di Messina. Costui trasferì nella sua Chiesa Cattedrale i cadaveri dei Vescovi suoi predecessori in luogo honorifico. Istituti molte messe da celebrarsi nella Chiesa per le anime di quei Vescovi, Fece raccogliere in un volume tutti i privilegi della sua Chiesa il quale è chiamato Libro Rosso; e fu capitolato per ordine suo da Giualtiero da Mistretta, Maestro Notaro della Corte Vescovile. Finalmente dopo dieci anni non avendo ottenuto la conferma del Papa rinunziò Cefalù in Palermo per i Cirilli, MDLVI, p. 74— 1329 Thomas de Butera; Hic episcopus fuit optimae ac Sanctae vitae, episcoporum corpora intus ecclesiam, quae prius erant extra, transferri iussit, instituit ob domandarios, qui celebrarent omni die missam, pro animabus eorum, hic persecutiones passus est, quia multa alienare recusavit amicitiam Dei pluris aestimans, quam secularium minas, hic librum componi iussit in quo colligi voluit omnia privilegia ecclesiae Cephaleditanae, qui liber adhuc extat, hic invenit corpus beati Gandolfi, quod est in Civitate Politij, ab omnibus summo honore observatum; est enim positum in ecclesia maiori civitatis. Argentea capsa magno artificio laborata inclusum, qui Gandolfus fuit ex Fr. Ordinis Minorum (Bartolomeo Carantino — 1952 — descriptio totius ecclesiae Cephaluditanae, Diocesis, Privilegiorum ... pag. 122). Nella seconda metà del 1300, in concomitanza con la crisi del potere centrale, i Ventimiglia di Gerace e di Collesano, svilupparono una serrata offensiva per assicurarsi il controllo dei centri demaniali ed integrarli, non importa se a titolo feudale o no, nel complesso economico ed istituzionale del loro dominio feudale. Gli interessi dei Ventimiglia a Polizzi, a Cefahi, a Termini, sono documentati. Ai Ventimiglia importava proteggere il loro vasto dominio controllando le vie di accesso; sulla costa, ad essi interessavano Pollina, Tusa, Caronia e Roccella; all’interno tutti gli altri castelli fortificati che dominavano le valli, i territori boschivi e granari. Appare naturale che il castello di Roccella — presso Campofelice di Roccella — con tutto il tenimento, di proprietà del Vescovo di Cefalù, fosse oggetto di ripetuti tentativi di usurpazione ai danni del Vescovo. Dietro i "viri potentiores nobilioresque", interessati ad impossessarsi di Roccella, non è difficile riconoscere i Ventimiglia che dominavano incontrastati le Madonie e premevano sulla Chiesa di Cefalù. Essi trovarono forte resistenza in alcuni Vescovi mentre altri furono loro alleati. Fra i primi devono essere ricordati Tommaso da Butera e Nicolò de Burellis; il primo, Vescovo eletto — persecutiones passus est, quia multa alienare recusavit amicitiam de pluris existinians quam secularium minas — l’altro coronò la sua vita morendo in carcere nel castello di Gratteri, prigioniero dei Ventimiglia per avere difeso strenuamente Roccella e il suo territorio. Tommaso da Butera antagonista dei Ventimigli ha dovuto — per diplomazia — riconoscere a Francesco I, Conte di Geraci, il ruolo di "protettore della Diocesi" — "quod dictus magnificus dortiinus pater est et protector nostrae Cephalidensis Ecclesiae et etiam Dyocesis". Era il riconoscimento di una supremazia che nei fatti si era espressa attraverso l’usurpazione dei beni e dei diritti ecclesiastici. Infatti il Vescovo eletto, Tommaso da Butera, il 27 Luglio 1329, stipulò un atto a Francesco I — Comes Franciscus Dei Gratia comes Ventimiglii Giracii — con il quale concedeva — comite locavit nemus et tenimentum S.tae Mariae de Bisantis in terris Castriboni — il bosco e il terreno di S. Maria in Binzeria in territorio di Castelbuono. L’atto fu firmato nella cappella del Castello del Conte in Geraci Siculo — in cappella eiusdem terrae —. Erano presenti anche Rainaldo da Castellione cappellano del Conte e Tommaso da Petralia, maestro razionale del Conte. Questi, invitati dal Vescovo a fare da testimoni dell’atto, si rifiutarono per timore del Conte — Sed cum huic concessioni interfuit dominus Rainaldus de Castillione et quilibet Thomas de Petralia, cappellanus domini comitis et ... magistre rationalis domini comitis, requisiti per eundem dominum Episcopum quod testarentur, noluerunt testari, metiscerent propter timore comutis predicti ... (Rullus Rubeus). In realtà i beni che venivano dati in affitto erano già nelle mani di Francesco Ventimiglia. Con atto d’affitto, per cinque anni e con pagamento anticipato, Francesco I intendeva regolarizzare formalmente e apparentemente l’usurpazione già avvenuta. Purtroppo tutt’intorno c’era tanta paura, e il Vescovo per la sua fermezza fu perseguitato; dovette rinunciare all’episcopato e andare via da Cefalù dopo avere atteso inutilmente per dieci anni la conferma nel vescovato.

FRA FILIPPO DA BUTERA

Abbiamo ancora un altro Vescovo di Butera nel Vescovato di Cefalù, Fra Filippo da Butera. Nell’anno 1414 veniva nominato il XXIV Vescovo di Cefalù. Era un altro Frate di Butera, Fra Filippo. Giuseppe Nisuraca nelle "Serie dei Vescovi di Cefalù" dice: — intanto alla morte di Giuliano erano sorte divergenze tra il Capitolo e la Corte Reale per l’elezione del successore. Il Capitolo voleva Andrea Campisio di Polizzi, mentre la Corte desiderava Fra Filippo da Butera, già Vicario del precedente. Dopo varie tergiversazioni si venne ad un compromesso; Fra Filippo avrebbe governato come Vescovo con onze 25 annue, l’altro scelto dal Capitolo, Pietro le Visioni, Canonico Palermitano (eletto successivamente dal Capitolo, in sostituzione di Andrea Campisio) avrebbe retto la Diocesi come coadiutore con onze 15 annue. Nel 1414 troviamo Fra Filippo da Butera, confermato Vescovo in data 27 Agosto dall’antipapa Benedetto XIII (1394-1423). Quest’antipapa fu deposto dal Concilio di Costanza il 28 Luglio 1417. da notare che nel 1410 era cessato il dominio della Dinastia Aragonese e nel 1412 era subentrata nel Regno di Sicilia la Dominazione dei Re di Castiglia con Ferdinando I (1412-1416). Ciò contribuisce a rendere più confusa la situazione. Non si conosce con esattezza la data della morte di Fra Filippo Vescovo.

FRA BONAVENTURA FRAZZETTO DA BUTERA

Ebbe ancora i natali a Butera un altro Frate, Bonaventura Frazzetto dell’Ordine dei Frati di. San Francesco, il quale come era vissuto nell’esercizio della virtù cristiana, la possedette in sommo grado e fu degno di vera lode.Questi sono alcuni dei più illustri uomini in merito a lettere, dignità ed amore che ha prodotto al mondo la nostra Città di Butera.


 
 
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