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CHIESA DI MARIA SANTISSIMA DELLE GRAZIE

Ubicata alla sommità della Via Aldo Moro, percorrendo la quale in direzione Castello si mostra quasi all’improvviso sulla destra in corrispondenza di un piccolo spiazzo che funge da sagrato, la chiesa Maria SS. delle Grazie domina con la sua facciata sud quasi tutto il lato settentrionale di Piazza Gramsci (“a Villa”), costituendo lo sfondo per l’Altare della Patria. 
La chiave di volta del portale riporta una data importante, 1416, probabile anno di costruzione, sconosciuto fino a quando i recenti restauri hanno portato alla luce una caratteristica facciata in pietra.
All’interno si presenta ad unica navata che si estende dall’ingresso principale situato ad est fino all’altare maggiore al fondo del coro ad ovest.
Entrando si rimane stupiti dalla semplicità delle forme cui si giustappone la ricchezza dei fregi che si prestano volentieri a farsi scolpire dalla luce del sole che penetra dalle cinque finestre in alto lungo il perimetro.
Nella navata si ammirano due cappelle per lato, facilmente individuabili in quanto sporgenti dai muri laterali e marcate ai lati da due colonne di stile composito su cui poggia un architrave impreziosito da un cornicione dentellato, finemente decorato con fregi e modanature, il quale scorre per tutto il perimetro ora sporgendo ora rientrando in accordo con l’impianto architettonico della chiesa.
Una volta a botte a sesto ribassato riccamente decorata con stucchi costituisce la copertura per tutto l’edificio sacro: caratteristici sono i riquadri in cui viene suddivisa la superficie concava interna che suggeriscono a chi la guarda l’impressione di osservare un tetto a cassettoni ricurvo.
La chiesa così come la si vede oggi, è opera dell’ing. Ignazio Margani che ne curò il progetto per quanto riguarda la sistemazione architettonica e l’abbellimento nel 1896 su commissione dell’allora rettore Sac. Gaetano Di Vita.
Partendo dal fondo della navata rivolgendosi a sinistra si distinguono: la statua di Sant’Ippolito Martire del quale sembra che la chiesa portasse il nome fino ad una successiva dedicazione a Maria SS. delle Grazie, ma non si hanno dati certi al riguardo. Procedendo sempre sul lato sinistro verso il coro si nota un olio su tavola del 1556 raffigurante la Madonna del cardellino tra i santi Giovanni Battista e Agata di ignoto autore manierista e poi la cappella che custodisce il quadro di Sant’Eligio vescovo di Noyon - Tournai, al quale in passato i buteresi erano molto devoti perché Eligio è il santo patrono dei cavalli oltre che dei maniscalchi e degli orefici, e pertanto al suo altare la gente che aveva una bestia malata o che per qualsiasi ragione non rendeva nei lavori e nel trasporto, veniva ad accendere le lampade votive. Tale culto è testimoniato ancora da una via nei pressi dell’ex ospedale dedicata proprio a Sant’Eligio.
Questa cappella vanta un altare secondario ligneo, che assieme all’altare maggiore della stessa chiesa, rappresenta l’unica testimonianza a Butera, di quell’arte antica cancellata dal sopravvento dei monumenti marmorei.
Un maestoso arco a tutto sesto sormontato dallo stemma della chiesa (un nastro sorretto da angeli che reca la scritta "Ave Gratia Plena - Luc. I" con in cima una corona) e due balaustre in marmo rosaceo introducono nel presbiterio o coro, la zona più importante dato che qui si celebra l’Eucaristia.
Lo sguardo corre spontaneamente verso il punto di fuga generale rappresentato dall’altare maggiore ai lati del quale due colonne si stagliano verso uno splendido frontone classico nella forma ma baroccheggiante nelle decorazioni facendo da cornice al simulacro della patrona della chiesa, Maria SS. delle Grazie, che si festeggia solennemente il 2 Luglio sia con particolari funzioni religiose che occupano tutto il mese di Giugno sia con la processione per le vie del paese che rappresenta il culmine dei festeggiamenti.
In alto, sul frontone, in corrispondenza dei vertici inferiori sono due acroteri a forma di anfora, mentre al centro, sul vertice superiore, un grande medaglione a raggiera che tocca la volta col raggio più verticale, racchiude un piccolo tondo che mostra la M di Maria dipinta su tela.
Il pregevole altare ligneo, dove prima della riforma liturgica si celebrava la S. Messa, seppure abbisognevole di un intervento di restauro, non manca di mostrare la raffinatezza nelle parti scolpite sia a tutto tondo che ad altorilievo.
Particolare è il paliotto, nel quale si può ammirare un rilievo centrale consistente in un drappeggio sul quale sono rappresentati i simboli della chiesa, cioè la corona di dodici stelle con al centro il logo mariano per eccellenza: le lettere A ed M che si sovrappongono (iniziali di "Ave Maria").
Sempre nel coro si ammirano tre dei sei dipinti del ciclo pittorico sulla “Vita della Madonna” di Domenico Provenzani da Palma di Montechiaro datate 1901, che rispettivamente raffigurano: “l’Adorazione dei Magi” (a sinistra), “la Pentecoste” (a destra) e l’ovale della “Visita di Maria a S. Elisabetta” (in alto guardando la volta).
E’ da sottolineare la forma di quest’ultimo (ovale) che differisce dagli altri in quanto rappresenta l’aspetto peculiare del titolo della chiesa (il titolo Maria SS. delle Grazie equivale nella Liturgia alla festa della Visitazione di Maria a S. Elisabetta, che si celebrava il 2 Luglio prima del Concilio Vaticano II mentre attualmente cade il 31 Maggio).
Dello stesso autore è anche la tela del SS. Salvatore, immagine ispirata alla più famosa statua presente nella stessa chiesa.
Fino al 1992 era presente una pala d’altare (probabilmente del XVII secolo) raffigurante la Madonna delle Grazie nell’atto di allattare Gesù Bambino tra San Giuseppe e San Giovanni Battista; questo quadro venne rubato e oggi rimane solo la bellissima cornice dorata, che assieme alla tela un tempo nascondeva tutto l’anno la statua della Madonna, la quale veniva svelata e quindi esposta ai fedeli solo nel periodo che andava dal 2 Giugno al giorno della festa il 2 Luglio.
Lasciando il coro, scendendo i due gradini che “sollevano” il presbiterio dalla navata, ci si ritrova in quest’ultima per ammirarne la parte destra per chi entra o sinistra per chi esce, dove si trovano l’ingresso secondario di Via Garibaldi e l’altare del Crocifisso: la statua del Cristo in Croce che si vede oggi sostituisce quella del “Signuri de Puci” noto per le processioni del Giovedì e Venerdì Santo, che un tempo fino agli anni ’60 era esposto proprio in questa sede al popolo, oggi lo si conserva in un luogo della chiesa non accessibile a fedeli o visitatori.
Continuando il cammino verso l’uscita si possono ammirare il quadro di Sant’Ignazio di Loyola (“La visione de La Storta”) del pittore piazzese Marco Antonio Candrilli del 1601 e, dulcis in fundo, la cappella del SS. Salvatore, la cui effigie viene portata in processione la Domenica delle Palme per rievocare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.
La volta che sovrasta la navata accoglie i rimanenti tre dipinti del ciclo pittorico sulla “Vita della Madonna” di D. Provenzani: per chi entra guardando dall’organo verso l’altare maggiore questi rappresentano “le Nozze di Cana”, “la Presentazione della Vergine Maria" e “l’Annunciazione”.
Per ultimo si ricordano l’organo Polizzi del 1926 (commissionato dal rev. Sac. Carmelo Messina) che fa sentire la sua possente voce dalla cantoria posta sull’ingresso principale e la più piccola delle tre campane, “u signu”, la quale risuona nel cielo di Butera da ben quattro secoli.