I Riti Religiosi
LA SETTIMANA SANTA A BUTERA

La Settimana Santa a Butera, a partire dalla domenica delle Palme sino alla domenica di Pasqua, da secoli ormai costituisce un periodo pieno di manifestazioni degne di attenzioni dal punto di vista storico, religioso, artistico, sociale e culturale, e capaci di attrarre innumerevoli gruppi di persone, non solo di buteresi emigrati ma anche di altri paesi, oltre che studiosi ed osservatori della grande tradizione popolare siciliana.
Le manifestazioni sono di carattere principalmente religioso e hanno l’obiettivo di commemorare e fare rivivere gli eventi che riguardano la passione, le morte e la risurrezione di Gesù di Nazareth, così come sono raccontati dai vangeli.
Ma esse non hanno solo un carattere rievocativo, perché non sono racconti impersonali di avvenimenti lontani. Sono delle vere e proprie rappresentazioni di fatti, dei quali anche la città di oggi si sente parte, per quella capacità che ha la religiosità popolare di favorire la partecipazione diretta ad avvenimenti che dai credenti sono accolti e registrati di generazione in generazione come avvenimenti di salvezza e di liberazione.
Da questo punto di vista, perciò, le varie manifestazioni della Settimana Santa sono testimonianza e documento di come tutto un popolo entra nel cuore degli eventi che celebra, con la sua fede, le sue emozioni, il suo amore e con tutta la capacità di condividerli.
Ed è qui che emerge anche la “sicilianità” di queste sacre rappresentazioni, il carattere proprio cioè di una popolazione siciliana, che racconta, rappresenta e si esprime con la sua lingua, i suoi segni, la sua arte, le sue musiche e i suoi canti, i suoi colori profumi e sapori, soprattutto con il suo senso del dolore e della gioia, della vita e della morte, in una parola con la sua cultura. Non è difficile all’occhio attento dell’osservatore ravvisare e riconoscere le tracce ancora vive di apporti provenienti dalle varie civiltà che si sono succedute anche in questo angolo della Sicilia, che è stato abitato sin dalla preistoria e si è incontrato con i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni e poi con le varie dominazioni che di volta in volta hanno preso il sopravvento.
E senza dubbio sta qui il fascino di questa “Settimana Santa”, che non conosce interruzioni o calo di potenza di attrazione o restringimento di partecipanti ancora al presente: le generazioni degli adulti, per una forma di miracolo, si incontrano con le generazioni dei giovani e dei ragazzi in una sintonia piena, con un profondo desiderio di comunicare e di conoscere, di conservare e nello stesso tempo di innovare senza tradire lo spirito autentico della “grande settimana”.
Un segno particolare dello speciale attaccamento ai Misteri che si celebrano in questa settimana certamente è dato dall’usanza, ancora viva presso i buteresi, di portare in spalla tutte le “vare” (i fercoli) del Cristo e della Madonna.

I SOGGETTI ORGANIZZATORI
Le manifestazioni sono curate, quanto all’ideazione alla programmazione e alla realizzazione, dal Clero della città, in particolare della Chiesa Madre e della Chiesa Madonna delle Grazie, e dai vari Comitati, laici adulti e giovani uniti da una grande passione per la riuscita dei momenti della festa loro affidati.
I Comitati sono l’espressione attuale di quelle che erano le antiche Confraternite o Congregazioni, nate dalla devozione verso il Cristo e verso la Madonna. Alcuni di essi sono strutturati ancora attorno ad un nucleo di parenti di sangue a cui si aggiungono i devoti, altri invece, che prima rappresentavano gli appartenenti a categorie di arti e mestieri, al presente sono costituiti semplicemente da devoti, che però spesso si tramandano di padre in figlio l’impegno di appartenenza.
I Comitati sono sei:
1) Comitato per la festa del SS. Salvatore – Domenica delle Palme
2) Comitato delle famiglie “Puci” per la festa del Cristo incatenato e per la festa del Cristo che sale al Calvario
3) Comitato della festa dell’ Ecce Homo
4) Comitato o congregazione per la festa del SS. Crocifisso
5) Comitato per la festa del Cristo Morto
6) Comitato delle famiglie “Lo Bartolo” con devoti per la festa di Pasqua.
Con i Comitati collaborano tutti i devoti del paese, che spontaneamente contribuiscono alla riuscita della festa. Le Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo hanno concorso alle spese o con un contributo in denaro o sostenendo direttamente la spesa per il servizio della banda musicale.

TEMPI E IL LUOGO DELLE CELEBRAZIONI
Le manifestazioni si svolgono dalla mattina della Domenica delle Palme sino alla sera inoltrata della Domenica di Pasqua.
Per quanto riguarda i luoghi della celebrazione esse interessano, si può dire, il paese nella sua intera estensione, per la gran parte per motivi di carattere storico il “centro storico” (i vii de santi), ma specie la Domenica delle Palme e la sera del Giovedì Santo anche la parte nuova del paese (il Piano della Fiera) e addirittura la campagna circostante e la valle sottostante alla collina.
Butera infatti poggia su una collina a 402 metri circa dal livello del mare e da essa la vista spazia intorno, raggiungendo a sud il mare e tutto il litorale che va da Gela a Falconara e a nord la catena di colline e montagne che si addentra verso il cuore della Sicilia. L’Etna le fa da sfondo. Questa felice posizione geografica crea a tutte le manifestazioni una scenografia naturale di grande bellezza.


DOMENICA DELLE PALME
“U Santu Sarbaturi”

“RIEVOCAZIONE DELL’INGRESSO DI GESU’ CON GLI APOSTOLI A GERUSALEMME”

Si tratta di una manifestazione unica in tutta la Sicilia, alla quale hanno prestato attenzione più volte la Rai, Rai – Regione, media privati e organi della stampa.
Il Cristo, (u Santu Sarbaturi), rappresentato da un’ antica statua in canapa telata (sec. XVIII), accompagnato dagli Apostoli, rappresentati da dodici figuranti in costume d’epoca, arriva dalla campagna e dalla valle alla sommità della collina, alla porta del paese (u Santu Piu), dove ad accoglierlo si trova tutta la città in festa con le autorità di ogni ordine e grado, con le comunità ecclesiali e l’intera popolazione che porta in mano palme, adornate di “balicu” ( viola ciocca) e fiori, e ramoscelli d’ulivo benedetto. Prima che il Cristo faccia il suo ingresso, alcuni devoti (un tempo i più facoltosi) fanno a gara, partecipando ad una forma vera e propria di asta ( “l’asta delle spalle” ), per aggiudicarsi l’onore di portare in spalla l’immagine del SS. Salvatore, dalle due posizioni anteriori della “vara”. Il Clero incensa la statua del Cristo e lo acclama cantando l’antico inno in musica gregoriana Hosanna Pio (Gloria laus et onor).
La processione si avvia al suono della banda musicale e tra gli spari dei mortai per arrivare alla piazza principale del paese, la Piazza Dante, dove i giovani, in coincidenza con la Giornata Mondiale dei Giovani, rinnovano con canti e preghiere la loro fede nel Cristo Redentore. La festa esplode nello spettacolo dei fuochi pirotecnici. Il corteo riprende e continua sino alla Chiesa principale del paese, la Chiesa Madre, dove viene cantato nel corso della Messa solenne il “Passio”, il racconto della passione di Gesù, con musica originale e melodie che si rifanno al classico gregoriano e ad armonie di antica provenienza popolare e di grande pathos. La manifestazione si conclude con l’accompagnamento del Cristo alla Chiesa della Madonna delle Grazie.

LE QUARANTORE DI PASSIONE
Dalle tre del pomeriggio in Chiesa Madre hanno inizio le quarantore di passione, “i quaranturi”, ore di adorazione e di preghiera davanti al SS. Sacramento solennemente esposto, che si prolungheranno ogni giorno dal mattino alla sera, per tutto il lunedì e il martedì sino al mezzogiorno del mercoledì santo.


LUNEDI’ SANTO
RECITAZIONE DELLA PASSIONE E MORTE DI GESU’
CON IL “GRUPPO DEI LAMENTATORI” DI BUTERA

Nella Chiesa della Madonna delle Grazie il gruppo presenta la storia della passione e morte di Gesù cantata in lingua dialettale locale con testi e musiche originali. Le strofe o “i parti” provengono dall’antica tradizione religiosa popolare e, mentre scorre il racconto, interpretano i sentimenti e il compianto del popolo credente di fronte a Gesù, l’innocente condannato a morte. Alla fine lo spettatore è coinvolto nel pianto sul dolore che c’è nel mondo e nella vita dell’uomo, solamente consolato dal Cristo che soffre con l’uomo e per l’uomo. Ecco perché il testo non finisce mai di essere composto e parecchie strofe “o parti “ sono proprie degli stessi cantori contemporanei.
A volte partecipano come ospiti anche gruppi di lamentatori provenienti da altri paesi della Regione.

MARTEDI’ SANTO
“La Pietà”
RIEVOCAZIONE DELLA DEPOSIZIONE DEL CRISTO DALLA CROCE

Dopo le celebrazioni liturgiche vespertine, in Chiesa Madre viene rappresentata la deposizione del Cristo morto dalla Croce. In realtà questa cerimonia prima si svolgeva a porte chiuse e senza concorso di popolo, perché, posta al martedì, non è coerente con il racconto dei Vangeli. Ma con l’andare degli anni si è imposta sino a diventare tradizione, tanto grande è la devozione dei fedeli e tanto grande è la richiesta di poter partecipare.
I discepoli, rappresentati da alcuni fedeli ed esperti, staccano lentamente dalla Croce il corpo del Cristo morto, lo rivestono di un camice-sindone, lo avvicinano alla sua Madre Addolorata e poi lo collocano sul letto appositamente preparato.
Il Cristo morto è rappresentato da una statua pregiata della fine del sec. XVII, in legno, espressione della pietà della Controriforma, perciò fortemente segnata da piaghe e sangue ma senza dubbio di artistica fattura e di grande impatto spirituale e psicologico. La tradizione attribuisce l’opera alla fede e alla perizia di un monaco artista, don Valentino. L’Addolorata è rappresentata da una statua degli inizi del sec. XX, di fattura classica, in cartongesso, altamente espressiva.

MERCOLEDI’ SANTO
“L’ULTIMA BENEDIZIONE”

A mezzogiorno, nella Chiesa Madre si concludono le qurantore di passione, le ore di preghiera che i devoti hanno trascorso per tre giorni in compagnia di Gesù e in preparazione ai giorni della sua Pasqua. Alle 12.00 si forma il corteo e il SS. Sacramento viene portato in processione per le vie del quartiere della Madrice, come se il Cristo volesse dare l’ultimo saluto prima di morire ai suoi devoti. E di fatti, tornati in chiesa, viene impartita la solenne benedizione eucaristica, detta appunto “l’ultima benedizione”.
Ora bisognerà attendere che Gesù passi attraverso le tenebre del male e della morte, subisca lui stesso il dolore e la distruzione che il male procura al mondo. Proprio per questo, prima della riforma liturgica degli anni ’50, nel pomeriggio veniva celebrato quello che si diceva “l’Ufficio delle tenebre”, una preghiera drammatica, preludio della preghiera di Gesù al Getsemani. Il maligno intanto prende possesso del cuore di Giuda, che tradisce e consegna il Maestro. Ora Gesù è diventato un ricercato.

MERCOLEDI SANTO – SERA
“U MARTUORIU”

Realizzazione della sacra rappresentazione della Passione e Morte di nostro Signore Gesù
( u martuoriu ) va in scena per il centro storico del paese.

GIOVEDI’ SANTO (ore pomeridiane)
“A cerca do Signuri”
RIEVOCAZIONE DELLA RICERCA DI GESU’ DA PARTE DELLE GUARDIE

Nelle ore del pomeriggio viene rievocata la ricerca di Gesù (a cerca do Signuri) da parte delle guardie dei sommi sacerdoti e del governatore romano, che passano per le vie del paese, precedute dal rullo del tamburo e dal suono della tromba, lugubre ed agghiacciante, non foriero di lieti notizie.
Le persone che sentono e vedono capiscono il messaggio: l’ora è venuta, l’ora della Pasqua di Gesù, bisogna cominciare a muoversi.

GIOVEDI’ SANTO (al calar della sera)
L’ULTIMA CENA DI GESU’ CON GLI APOSTOLI

Gesù, infatti, chiama i suoi amici, li raduna per la cena pasquale, come l’ultima volta prima di morire nella casa di una persona fidata. Lava loro i piedi, si confida con loro, spezza il pane e passa il calice del vino, ad essi lascia il segno della sua presenza perenne ed il suo testamento.
Nelle Chiese si radunano i fedeli per celebrare la Messa in “Coena Domini”.

GIOVEDI’ SANTO – notte
“’U SIGNURI ‘NCATINATU” (‘U signuri de’ Puci)
RIEVOCAZIONE DELL’ARRESTO DI GESU’ E DELLE FASI DEL PROCESSO DAVANTI AL SINEDRIO E AI SOMMI SACERDOTI

Dalla Chiesa della Madonna delle Grazie, intorno alle 21.00 inizia la processione “do Signuri ‘ncatinatu”, del Cristo arrestato, rappresentato da una statua in cartapesta del sec. XIX. La statua è rivestita di un solenne abito di velluto blu, con una fascia rossa ai fianchi, ha uno sguardo addolorato ma penetrante ed interrogante, quasi a dire: “perché?”, “perché un giusto è tradito e arrestato?”.
Tromba e tamburo all’inizio del corteo sembrano annunciare una vittoria, un castigo esemplare, ma il loro è un suono sinistro, non lo si può ascoltare.
Entrano in scena i lamentatori: troppo grandi sono il dolore e la pena, meglio piangere e pregare, è il tempo di alzare grida al cielo per ricevere perdono e misericordia.
Il Cristo durante il percorso entra nelle Chiese che incontra, rievocando le comparse davanti ai tribunali di Caifa ed Anna, ma la pietà popolare lo accoglie per amarlo non per condannarlo. Ad attenderlo in ogni Chiesa ci sono fedeli che pregano e nelle Chiese parrocchiali ci sono “i Sepolcri” , ora gli altari della Reposizione, solennemente addobbati con fiori, luci, profumi, veli e finissime tovaglie, presso i quali si adora, si ringrazia e si trepida per il Maestro sino a notte fonda.


L’ ECCE HOMO! (‘U Signuri ‘a canna)
RIEVOCAZIONE DEL PROCESSO A GESU’ DAVANTI A PILATO

Dalla Chiesa di San Giuseppe inizia la prima delle processioni che durante la giornata del venerdì santo accompagneranno Gesù di Nazareth nel suo cammino verso il calvario e verso la morte.
La processione rievoca il processo a Gesù davanti a Pilato, in maniera particolare il momento in cui viene presentato alla folla flagellato, incoronato di spine e insignito di una scettro di canna come un re da burla.
Il Cristo è rappresentato da una antichissima statua del sec. XVI in legno, di fine fattura, forse oggi a Butera la più antica delle statue sacre.
Tamburo e tromba ancora mantengono il posto del potere, ma la pietà dei lamentatori e le preghiere dei fedeli partecipanti testimoniano la debolezza del potere mondano e la signoria dell’unico vero re, Gesù.




VENERDI’ SANTO – ore 13:30
“ ‘U Signuri ca cruci ‘ncuoddu”

RIEVOCAZIONE DELLA SALITA AL CALVARIO

Alle 13.30 dalla Chiesa della Madonna delle Grazie comincia il viaggio di Gesù verso il calvario. La statua lo rappresenta con la croce sulle spalle. I lamentatori sono al seguito a cantare “i parti” . Lo strazio diventa insostenibile quando nella piazza del paese il Cristo incontra la Madre Addolorata, che viene incontro a lui dalla Chiesa Madre (‘a giunta). Nonostante l’ora coincida con il tempo usuale del pranzo, la processione è partecipata da una folla considerevole, e dove essa arriva solo chi è impedito resta fermo in casa, mentre tutti gli altri corrono a vedere il drammatico spettacolo dell’innocente che porta la croce ingiustamente.


VENERDI’ SANTO - ore 17:00
LA MORTE DI GESU’ IN CROCE


Nelle Chiese i fedeli si raccolgono per commemorare la morte di Gesù in Croce. Nella Chiesa Madre viene cantato il “Passio” secondo il Vangelo di Giovanni, con musica originale e melodie che si rifanno al classico gregoriano e ad armonie di antica provenienza popolare, (come la Domenica delle Palme).
Alla fine della celebrazione liturgica i fedeli si uniscono all’immagine della Vergine Addolorata e in processione dalla Chiesa Madre corrono verso la Chiesa di Santa Maria di Gesù, dove la pietà dei fedeli ha intronizzato su un fercolo pieno di fiori e di luci l’immagine del SS. Crocifisso. Si tratta di una statua lignea del sec. XVIII, a grandezza naturale, di autore ignoto, ma senza dubbio di un’artista che conosce la scuola del grande frate Umile di Petralia, lo scultore dei meravigliosi Crocifissi del secolo XVII, capolavori dell’arte siciliana.
La solenne processione inizia con la partecipazione di tutta la città, che vuole esprimere la sua devozione immensa al Redentore e alla Vergine Addolorata. E’ una folla immensa ad accompagnarlo, in silenzio o pregando e cantando, mentre si rivive il viaggio di Gesù al Calvario, la “Via Crucis”. Il Crocifisso avanza lentamente: dal suo Trono, la Croce, allunga le braccia e le mani a toccare le mani dei devoti, che dai balconi lo salutano e per la strettezza della strada arrivano ad accarezzarlo. La commozione va crescendo sempre di più: solo la musica può interpretarla e la banda musicale esegue le tradizionali “marce funebri” di autori classici e di autori locali.
Nella sosta in piazza Dante si vive l’esperienza di un vero e proprio abbraccio di tutta la popolazione con il Crocifisso.


VENERDI’ SANTO – ore 21,30
“U Catalettu”

RIEVOCAZIONE DELLA SEPOLTURA DI GESU’

La folla di devoti torna a radunarsi a tarda sera nella Chiesa Madre, per baciare i piedi di Gesù morto e per offrire mazzi di fiori.
L’immagine del Cristo morto è collocata su un letto che è come un altare, rivestito di tovaglie e di coperte ricamate, di fiori e di alloro, profumato con essenze e profumi pregiati. L’Addolorata è pronta a seguirlo, portata a spalla dalle giovani e dalle ragazze della città, adorne di abiti neri.
L’uscita per tutti gli abitanti del paese rappresenta un momento miracoloso: la tradizione popolare dice che qualunque grazia si chieda al Signore nel momento in cui Egli esce dal tempio viene concessa. La città è tutta radunata lì e le preghiere e le note della marcia funebre salgono al cielo confondendosi con le volute bianche del fumo delle fiaccole accese,mentre le due “ vare “ scendono per la gradinata della Chiesa.
Il corteo snoda lentamente per le vie del paese, ma è un corteo funebre diverso. Le persone piangono, pensano ai loro morti e ai lutti recenti, ma dal cuore scaturisce una speranza: se la morte di Gesù, il giusto, non è stata inutile, allora la morte forse non ha l’ultima parola sull’esperienza dell’uomo sulla terra.
In piazza si accendono i fuochi d’artificio: colorati, danzanti, come stelle che brillano sul sepolcro di Cristo, nel giardino vicino al Calvario.
Si ritorna in Chiesa nelle prime ore del nuovo giorno, è già il Sabato Santo.


DOMENICA DI PASQUA
“ ‘U Signuri ‘a Risuscita”

RIEVOCAZIONE DELLA RISUREZIONE DI GESU’

L’alba di Pasqua spunta quando ancora tutti dormono, perché la notte è stata notte di veglia, nelle Chiese, ad ascoltare il Preconio Pasquale, l’annuncio solenne della risurrezione di Gesù e a cantare l’alleluia!, l’evviva dei mortali che con Cristo aspirano alla vita senza fine.
Suoni prolungati di campane, sparo di mortai, la banda musicale che gira per le vie del paese suonando marce ed inni di gioia, preparano nella mattinata “la giunta”, l’incontro del Cristo Risorto con la Madre.
Alla fine della messa solenne, dopo mezzogiorno da una parte del paese, dalla Chiesa Madre, avanza portata a spalla l’immagine del Cristo Risorto, una statua in cartapesta del sec. XIX, ben modellata, a misura naturale, impreziosita di decori d’oro e d’argento. Dalla parte opposta, dalla parte del castello, dalla chiesa della Madonna delle Grazie avanza lentamente l’immagine della Vergine della gioia, la Madonna della “Risuscita”, una statua moderna, in legno, della scuola di “Ortisei”, tenera e bella. Il Figlio cerca la madre, la Madre va incontro al Figlio, e si incontrano, fanno la “giunta” nel centro della piazza, al grido di “Gesù e Maria”, e si salutano per tre volte l’uno di fronte all’altra, muovendosi come con passi di danza, cullati dalle braccia forti dei portatori.
Dai microfoni il parroco della Chiesa Madre annuncia la Resurrezione del Cristo Crocifisso e augura a tutta la città riunita nella piazza la gioia e la pace pasquale. L’aria risuona degli spari di moschetteria, volano le colombe della pace, e biglietti augurali attraversano l’aria in un tripudio di voci, di grida, di sorrisi e di abbracci, di colori dei vestiti a festa, mentre dalle case fuoriesce il profumo dell’agnello pasquale, pronto sulle mense con le uova e le cassate di Pasqua,

Ma la gioia non può finire così presto, al calar della sera, dopo le assemblee di preghiera nelle Chiese, le due sacre immagini del Risorto e della Vergine Madre della Gioia sono portate nuovamente per le vie di tutto il paese, a confermare la lieta novella del bene sul male, della gioia sul dolore, della vita sulla morte. Ora la via non è quella della Croce, ma quella della Luce, la “via Lucis”, che racconta le apparizioni del Risorto alla Madre e ai discepoli. Tutti i credenti sanno che Cristo Risorto è sempre con loro.
La letizia pasquale esplode nel fantastico spettacolo di giochi pirotecnici che illumina il cielo notturno di colori e di coreografie, ad allargare all’infinito la speranza.


LA FESTA DI SAN ROCCO


S. Rocco è il Santo Patrono. Si festeggia il 16Agosto di ogni anno, in modo molto solenne. La festa ha inizio il giorno 14 con varie esibizioni della banda musicale in Piazza e nelle principali vie cittadine. Giorno 15, nelle prime ore del pomeriggio, si porta in giro "u sirpintazzu", che si ferma in Piazza Dante. Esso non ha alcuna somiglianza con il vero animale: è fatto di cartapesta, con un ventre tanto largo da contenere l’uomo che lo porta in giro. In piazza "u sirpintazzu" che per bocca ha due palette di legno dipinte in rosso, azionate dall’uomo che gli sta dentro, tenta di afferrare un’oca, precedentemente uccisa e appesa ad un laccio e, dopo diversi tentativi, finisce con il riuscirvi. Compiuta questa operazione, va poi a rompere, con quella bocca a forma di becco, i cosiddetti "pignatuni", contenenti dolciumi e oggetti di poco valore che un accompagnatore ripone in un apposito sacco. La leggenda di questa commemorazione è antica e vuole che un grosso serpente infestasse la contrada Pozzillo e atterrisse letteralmente la popolazione. Alcuni volenterosi, allora, si armarono di mazze e bastoni e andarono alla caccia di questo pericoloso animale catturandolo e portandone le spoglie in paese il 16 Agosto, giorno della festa di San Rocco. La sera del 15 Agosto, un corteo, preceduto dal parroco e autorità cittadine, si snoda da Piazza San Rocco e si reca nella Chiesa Madre per rilevare la teca contenente la reliquia del Santo e portarla nel suo tempio. Al mattino del 16 si porta in processione il simulacro di San Rocco. Nel pomeriggio, dopo aver percorso il paese, rientra nella sua chiesa. Il programma del 16 Agosto si ripete otto giorni dopo e precisamente il 23 Agosto, giorno dell"’ottava di San Rocco".


IL RITO, LA SCENA, LA RINASCITA


Due le principali feste tradizionali di Butera, alle quali la cittadinanza partecipa con grande fervore: le celebrazioni in onore del patrono San Rocco, con il singolare rituale del "Sirpintazzu ", e le sacre rappresentazioni della Settimana santa. Devozione religiosa e simbologie dei cicli agrari, paure, trasgressioni, teatralità si intrecciano in una dimensione nella quale la comunità difende la propria memoria collettiva dai processi di omologazione culturale. Nel centro storico di Butera è possibile leggere la sua vicenda, intuire la sua storia, tenacemente aggrappato al passato ma malinconicamente disarmato contro le aggressioni dell’uomo. Eppure, come dice Gesualdo Bufalino, «la storia non è solo quella conservata negli annali del sangue e della forza; bensì quella legata al luogo, all’ambiente fisico e umano [...] Storia è il gesto con cui s’intride il pane nella madia o si falda il grano; storia è [...] tutto ciò che reca lo stemma del lavoro e della fantasia dell’uomo». E dove, se non nelle feste, questi elementi si mischiano così sapientemente, anche se in modo a volte fuorviante e caotico, recando i segni di antichi ritmi e lavori? Segni che costituiscono il collante di una comunità e, depositati nel linguaggio dei gesti quotidiani, preservano le civiltà dalla furia della modernizzazione. La cultura contadina ha certo subito molte modificazioni che, lentamente, ne stanno decretando la fine, ma è ancora nei suoi ritmi che vanno lette le feste. lì ciclo delle stagioni e del lavoro nei campi trova profonda correlazione con la dimensione del sacro, dove si rigenera la vita e si esorcizza la morte. Numerose sono le feste religiose legate ai cicli della semina e della raccolta o, più in generale, a quei periodi salienti del ciclo produttivo che cadenzano la vita del mondo contadino. Nelle feste si scaricano le ansie accumulate e si esprimono le speranze per il buon esito delle attività: rituali e trasgressioni si alternano e la comunità riorganizza la propria esistenza. È in questa chiave che si può leggere il rituale del Sirpintazzu che si svolge a Butera il 15 agosto, vigilia delle celebrazioni di San Rocco, patrono della cittadina, lì giorno della festa è un continuo pellegrinaggio in onore del santo con offerte portate da tutti i paesi limitrofi. La festa è attestata alla fine dell’800 da Giuseppe Pitrè, il quale riferisce anche del Sirpintazzu: si tratta di una sorta di animale in cartapesta a forma conica, che ha per bocca due palette di legno dipinte di rosso (azionate da un uomo situato all’interno) e che tenta di afferrare un’oca appesa ad un laccio; successivamente, con il becco rompe i pignatuni, contenenti dolciumi e vari oggetti. Lo stesso Pitrè riporta alcune possibili spiegazioni, come quella del serpente schiacciato da Maria Assunta in cielo, festeggiata lo stesso giorno, a Ferragosto, e che rappresenta il Male. L’ipotesi più accreditata dai buteresi lo riferisce, invece, alla leggenda del serpente che, in contrada Pozzillo, terrorizzava la gente; fu ucciso e trascinato in paese in un tripudio di gioia. Pitrè avanza, poi, un parallelismo con i movimenti (salti, corse) del cammello che accompagnava, insieme ai Giganti, la vara dell’Assunta a Messina il 15 agosto. lì rituale così viene interpretato sotto un’altra veste che — secondo l’etnologa Fatima Giallombardo — collegherebbe la questua che si svolge durante la processione alla ritualizzazione della trasgressione, personificata dalla intraprendenza del serpente, «col suo insinuarsi tra la folla, toccando, sbattendo, che si coniuga con la violenza finale dell’uccisione dell’oca». Come in molti paesi del Nisseno, e di tutta la Sicilia, anche a Butera particolare importanza hanno i riti della Pasqua. Ed è ancora la sensibilità narrativa di Bufalino ad aiutarci a comprendere questo fenomeno, puntando l’attenzione sulla teatralità e sulla drammatizzazione: «Un intreccio fra festa e teatro esiste, com’è noto, sempre e dovunque, ma è soprattutto in Sicilia, durante la Settimana santa, ch’esso si svela con la più straripante e invasiva evidenza. Congiurano a tale effetto il gusto della dismisura proprio del carattere isolano; il tempo dell’evento, che è la primavera, stagione di metamorfosi; la natura stessa del rito, in cui, come in un "cuntu" dell’Opera dei pupi, la zuffa del male col bene si combatte in termini di inganno, doglia e trionfo. Appunto la Passione, Morte e Resurrezione del Cristo, al di là delle originarie ragioni della pietà religiosa, sembrano, con le loro vicissitudini, fornire il copione ideale a una gente che s’appassiona alle sconfitte e quasi le cerca, tutte le volte che crede di poterne spremere il piacere solitario di una rivincita». Le sacre rappresentazioni che a Butera caratterizzano tale periodo possono così essere viste anche in questa chiave: grande partecipazione popolare e intensa devozione, ma insieme espressione teatrale e drammatizzazione degli eventi, forse il più completo ritratto dell’animo siciliano. In particolare, è durante la Domenica delle Palme che ha luogo la manifestazione più importante, quando viene ricordato l’ingresso di Gesù a Gerusalemme con la processione del Redentore e dei dodici Apostoli. La mattina, dalla chiesa della Madonna delle Grazie esce la statua raffigurante il Cristo con la mano destra benedicente e con il globo terrestre sormontato da una croce nella mano sinistra; gli Apostoli lo seguono, vestiti di un camice blu, un disco di cartone in testa, uno scialle e un bastone nero in mano. Solo San Giovanni ha il camice bianco, mentre Giuda non porta nè il camice, nè lo scialle, e per bastone ha un fusto di palma; porta con sé un sacchetto con i trenta denari che mostra di tanto in tanto al pubblico; il suo atteggiamento ne sottolinea il ruolo attraverso momenti farseschi e culmina nella rievocazione del suicidio. In tutto il tragitto della processione sono sparse grandi quantità di palme e di rami di ulivo, simboleggianti la vittoria del Redentore sul Principe della morte. Probabilmente, anche in questo caso, la tradizione cristiana si intreccia con l’antico rituale agrario, che attribuiva alle palme proprietà magico-protettive. In questo periodo, è la rigenerazione, dopo l’inverno, del ciclo vegetale, fonte di vita e di prosperità per tutta la comunità, a rappresentare il bene più prezioso. I riti proseguono la sera del Giovedì santo, con la processione della statua del Cristo incatenato che ricorda la cattura nell’Orto degli ulivi. lì percorso si snoda lungo il paese, comprendendo tutte le chiese di Butera, e viene scandito dalle invocazioni che rievocano i momenti della Passione del Cristo, lì Venerdì è la statua dell’Ecce Homo (‘u Signuri ‘a canna) a sfilare al mattino; dopo mezzogiorno, è la volta del Cristo che sale al Calvario (u .Signuri ca cruci ‘ncuoddu); e, nel tardo pomeriggio, del Crocifisso; nella serata, sino a notte inoltrata, c’è la processione del Cristo morto (‘u catalettu). Le celebrazioni culminano la Domenica di Pasqua con la Giunta, processione in cui, a piazza Dante, la statua del Cristo risorto viene fatta incontrare con quella della Madonna. La natura si è riappacificata con l’uomo e la comunità si avvia a riprendere il proprio ritmo quotidiano.