Chiese e monumenti
LA CHIESA DI SAN TOMMASO APOSTOLO (MADRICE)

Nella parte settentrionale della città c’è la Chiesa di San Tommaso, oggi la Matrice, a poca distanza dell’attuale Porta Reale, dalla quale nel 1089 entrò vittorioso il Conte Ruggero. La Chiesa è a croce latina, con cupola e tetto a volta; misura mq. 150 circa ed i suoi lavori di stucco sono di Giovanni Maienza ed i dipinti di Domenico Provenzano. I marmi che ornano gli altari, danno alla Chiesa un aspetto importante e la magnificenza di un bel tempio. La principale Chiesa di Butera allora era San Giovanni Battista, mentre prima era Santa Maria del Castello. Nel 1315 ad opera di Fra Tommaso Buttiglieri, buterese, le vennero donati: il capo di Santa Sofia v.m. equello di Sant’Orsola v.m. il braccio di S. Mauro, S. Calli-sto, alcune ossa di S. Anastasio, una bibbia antica scritta in carattere gallicano su carta percorina. L’epigrafe ancora si può leggere; il marmo è stato collocato sulla parete della Chiesa a sinistra entrando in sacrestia; nell’epigrafe si legge: - Anno Domini 1315 Dominus Thomas de Butera Procurator regis Siciliae Federici Romae et in Alemania legatus, Santarum reliquiarum misit arcam pro hac ecclesia Santi Lohannis muneribus ditata et 1542 per illustrissimum Episcopum Syracusarum Dominum Hieronum Boninia, aperta et inventis sanctorum reliquiis de sanctis ultra novo transunto illas approbavit. - Quando fu distrutta la Chiesa di S. Giovanni Battista le reliquie vennero trasportate nella Chiesa di San Tommaso Apostolo, l’attuale Chiesa Madre, dove attualmente esistono la testa di S. Orsola ed il braccio di S. Calli-sto. Io personalmente, quando era Parroco Mario Scarlata, frequentando la Parrocchia, vedevo due teste e molte altre ossa, la nicchietta era piena, oggi è vuota. Abbiamo anche una lapide in memoria che porta la seguente iscrizione: - ... tot per actis annis cum ipsa reliquiarum arca non ea maneret decentia Sacerdos Dominus Antoninus Sfragaro Vicarius ob sui devotionem hanc cappellam cum et superius ex suo struete fecit, in qua trastulit sanctorum reliquias ipsas pro debito onore et Dei maiore gloria (petit ut Deum pro eo et suis rogatis et hic funeraria voluit). Actum XII calendis novembris 1633. Nel 1500 la Chiesa di San Tommaso fu scelta come Parrocchia. L’origine della Chiesa però è molto antica come possiamo dedurre da certe epigrafi scolpite su pietra nei muri perimetrali. Il portale centrale della Chiesa porta scolpito l’anno 1195; molti restauri ha subito in passato; in una lapide posta sul muro esterno dell’abside si nota che nel 1684 fu ampliata e ricostruita ad opera dei benefattori: Bar. Carafa CarloInnocenzo Accardo, Giulia Mallia - Gabriele Giurato - Pietro Angelo Sfragara. Altri restauri risalgono al 1829 ed in una epigrafe tra il campanile ed il portone d’ingresso è detto che nel 1829 alla ricostruzione dèlla Chiesa contribuirono tutti i fedeli. Nel 1940, per iniziativa del Par. Mario Scarlata vennero fatti lavori con il contributo dei fedeli, la banconata in marmo per tutto il perimetro interno, ed una lapide, a destra della porticina del campanile, ne porta l’iscrizione. Nella Chiesa abbiamo: 1) Una croce bizantina in smalto del VI secolo, sul battisterio; 2) La pala centrale sull’altare maggiore raffigurante l’Assunzione della Madonna, di grande valore artistico del Paladino; 3)11 battesimo di Gesù, pittura ad olio di ignoto autore del XVII secolo; 4) Un quadro di Santa Maria degli Angeli, del Paladino; 5) Un quadro su tela, pregevolissimo, rappresenta la flagellazione di Cristo, nella parte sottostante il quadro sono scritte alcune parole di Isaia, V verso del salmo 411, datato 1630; 6) Quadro dipinto su tavola, rappresentante San Tommaso Apostolo del 1311; 7) Altro quadro su tavola, rappresentante San Pietro, del 1311: 8) Quadro dipinto su tavola rappresentante Maria Santissima delle Grazie; 9) Quadro dipinto su tavola rappresentante San Giovanni Evangelista; 10) Quadro dipinto su tavola rappresentante San Luca Evangelista; 11) Quadro rappresentante la deposizione dalla croce, dipinto di Rosario Tinnirello, buterese, nel 1765: 12) La statua di Cristo in croce, scolpita da Valentino Riggio di Butera. Durante la Settimana Santa viene portata in processione sul letto di morte a sera inoltrata; 13) La statua della risurrezione di ignoto pittore.
Di seguito, la descrizione della chiesa da parte di Don Giulio Scuvera:
La Chiesa Madre di Butera, dedicata a San Tommaso Apostolo, sorge nella parte settentrionale della città. Essa fu realizzata a partire dalla fine del XII sec., precisamente nel 1185. La Chiesa, è a croce latina, rivolta a nord della città, e ad unica navata, e la copertura della navata e del transetto è costituita da volte a botte, l’incrocio della navata e del transetto è coperto anch’esso da una ampia cupola.
Gli ingressi sono tre, di cui due sulle facciate centrale e una sul prospetto laterale nord-est, L’architettura esterna si presenta come una massa compatta di muratura a costruzione a pietra a buciato “pietra sabucina”. Nel portone d’ingresso principale, di forma a mezzo arco, si nota al centro un semi capitello a gettante, e sul capitello si nota lo stemma papale. L’ingresso è preceduto da una scalinata a doppia entrata; mentre l’ingresso secondario è preceduto da una scalinata rettangolare, e a destra si legge la data del restauro della chiesa ad opera di tutti i fedeli, (1829).
La Chiesa possiede al suo interno numerose e pregevoli opere. Domenico Provenzano si debbono i dipinti che troviamo sulla volta della navata centrale, Gesù e la Samaritana; Isacco con Esaù e Giacobbe; Eva cacciata dal paradiso terrestre; Dio e la creazione di Adamo ed Eva; la Trasfigurazione; la Resurrezione di Lazzaro; il Sacrificio di Abramo; Mosè e i dieci comandamenti, del transetto e dell’altare Maggiore. Mentre nei pennacchi della cupola risaltano le figure dei quattro evangelisti. Sono presenti diverse tele sei-settecentesche e ottocentesche di buona fattura: la pala dell’altare Maggiore raffigurante l’Assunzione della Madonna, di grande valore artistico di Filippo Paladino, del XVII sec., il trittico di grande valore del XV sec. dipinto su tavola, raffigurante San Tommaso Ap., San Pietro Ap., e Maria Santissima delle Grazie, la Croce trionfale di grande valore del XIV sec., dipinto su tavola raffigurante Cristo crocifisso che Vince il peccato e la morte.
I lavori di stucco sono di Giovanni Maienza. I marmi che ornano gli altari, danno alla Chiesa un aspetto importante e la magnificenza di un bel tempio, i Medaglioni in alabastro ai lati dell’altare maggiore che raffigurano: il Sacrificio di Abramo; Melchisedek; e Giuseppe venduto dai fratelli.
L’altare centrale è caratterizzato dal coro ligneo, a destra e a sinistra, stallo datato (10/03/1954). Nel 2000 tutto il pavimento è stato restaurato, prima era in piastrelle di gramiglia di cemento, oggi è stato sostituito con lastre di marmo bianco di Carrara, estese anche all’abside. Negli anni ’80 sono state rimosse le balaustre, di gramiglia di cemento e di poco valore artistico. Ad iniziare dell’altare nel 2004, da una forma rettangolare è stato sostituito a forma quadrangolare, (si estende verso i quattro lati del mondo), è in marmo bianco Extra o Statuario di Carrara e simboleggia la Divinità di Cristo, la sua sfolgorante bellezza durante la trasfigurazione; di giallo orientale, riferito al colore della terra. Il basamento della parte inferiore è a forma di croce (centralità), è anche un grande cubo bianco. I quattro spigoli rappresentano le vestigia di un protendersi della base verso l’apice. Altra parte importante è l’ambone, luogo dove avviene la proclamazione della Parola di Dio. L’ambone ricorda la tomba vuota della Resurrezione di Cristo; è di marmo giallo orientale, colore della terra e marmo Extra o Statuario di Carrara quasi a simboleggiare lo splendore dell’Annuncio. L’aquila è in bronzo che sostiene il leggio. L’ambone è correlato all’altare, visto che è costruito con gli stessi materiali, si innalza dal basamento di quasi due metri di altezza e richiama “ il sepolcro vuoto” .
Lungo tutto il perimetro della chiesa si evidenziano: i pilastri o balastre, con capitello composito di colore bianco e blu; la decorazione, prima della volta che percorre tutto il perimetro evidenziando lo stile a spirale che percorre tutto il fregio sopra la finitura a lunette con decorazione a candelatura; un intreccio nell’arco del tetto che è a volte a botte, tra un quadro e l’altro e in sequenza si notano rosette decorate in stile rococò; un’altra decorazione sopra il fregio a palmetta color lilla; i pilastri ai lati dell’altare maggiore, a capitello composito, hanno una funzione strutturale - parasta; la decorazione si completa sull’altare centrale sopra le colonne con il timpano e lungo la superficie – “geison”. Le rosette lungo la cornice vengono alternate da mensole con decorazione ad ovuli; le decolorazioni si ripetono ora sul fregio, ora sulle nicchie la parte interna della volta, nelle nicchie viene chiamata extra dosso. Al centro della volta, prima del transetto, si nota a rilievo lo stemma papale con decorazione a nastro a cartiglio. Ai lati del transetto si notano le nicchie del Crocifisso a destra, e del Cristo Risorto a sinistra, con le statue dell’Addolorata e della Madonna della Resurrezione, ai lati delle nicchie si notano le colonne che funzionano da pilastro decorativi.
Come possiamo vedere, si presume che la Chiesa sia stata elevata a dignità di “BASILICA MINORE”, anche se in Chiesa e fuori la Chiesa sono state scolpite gli stemmi Papali, ma per scarse decreti trovati nell’archivio parrocchiale la Chiesa rimane nello stato attuale.
In oltre è collocata una pregevole EPIGRAFE, collocata a sinistra della sacrestia in cui si può leggere in lingua latina, la consegna delle reliquie , del capo di S. Orsola v.m., il capo di S. Sofia vm., il braccio di S. Mauro, S. Callisto, e alcune ossa di S. Anastasio.
A sinistra della Chiesa troviamo un pregevole organo del 1700, e in fine la Chiesa conserva un tesoro di un estimabile valore, in cui possiamo trovare: Teche, Reliquiari, Calici, Incensiere ed Ostensori, una Croce a Stile in argento del ‘700, e una Croce di Limoges in smalto del VI sec., di grande valore.
La Chiesa è stata istituita a parrocchia a partire nel 1593. Il primo parroco fu Don Francesco Di Martino. Questa Chiesa oltre ad essere importante da sé, è anche importante per le celebrazioni del Natale ma soprattutto per le feste Pasquali.


CHIESA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

Questa chiesa era attaccata all’ex convento dei Minori Conventuali, l’antica Chiesa S. Maria del Castello, ove i Cistercensi sino alla metà del secolo XVI amministrarono i Sacramenti (l’antica parrocchia officiata in seguito dai conventuali). Il Convento, fabbricato nel 1577 dal Maestro Lo Monaco per ordine di Francesco Di Paola, gelese, allora possedeva un mulino con sei tumoli di terreno che si dava in gabella ed ancora porta il nome di San Francesco, terra in contrada Difesa e Chiarchiaro. Nella Chiesa si possono ammirare: 1) Una croce in legno sulla quale è dipinto Cristo, opera di Domenico Zampieri, detto il Domenichino, con la scritta ai piedi della croce "Christi passi virtute un que anime fldelium santisfaciunt et a penis delittorum liberatur"; 1631; 2) Quadro dell’assunzione di Maria Vergine, del Paladino; 3) Quadro che rappresenta la Madonna d’Itria, detta Madonna d’Altaniore, che si trovava nel cenobio esistente nel secolo XVI sopra il Monte Santa Maria dell’Alto; 4) Quadro di San Francesco d’Assisi del buterese Rocco Di Martino; 5) Quadro di Sant’Antonio, sempre del buterese Rocco Di Martino; 6) Quadro di San Michele Arcangelo, del buterese Rocco Di Martino; 7) Quadro dell’immacolata con San Francesco ed altra Santa del Paladino; 8) Quadro della Madonna del Rosario; 9) Vi si conserva anche un reliquiario con una teca, ex velo della Beata Vergine Maria. La Chiesa è stata sempre centro del culto dell’Immacolata e tuttora si ripete, nel giorno dell’Immacolata 8 Dicembre, "a Vampanigghia". Conviene descriverla per coloro che non sanno. Durante il periodo antecedente la festa, i ragazzi portano nei pressi della Chiesa, quanto più materiale da ardere possono. La raccolta di questo materiale da bruciare viene fatta andando in giro per il paese e rubando tutto quello che i ragazzi trovano incustodito, correndo il rischio di essere presi a schiaffi ed anche bastonati. La legna accumulata viene bruciata la sera dell’Immacolata. A proposito del Convento di San Francesco, voglio trascrivere quanto segue: M.R.P. MAESTRO MATTEO LO MONACO M.R.P. Maestro Lo Monaco, minore conventuale, chiaro compendio di virtù e illustre oratore. Ai suoi di questo cenobio aveva disperso non poche rendite, e la Chiesa di San Francesco, anchessa si era ridotta senza suppellettili e, quel che più minacciante rovina. Egli, animato di zelo, studiò i titoli del Convento, si fece trasferire a Palermo e ivi, presso il Tribunale del Santo Ufficio e della Gran Corte, mosse lite agli usurpatori, ottenne sentenza e prese possesso degli antichi averi. Nel 1577 innalzò il Convento dei Frati Minori di Butera e per un triennio fu Commissario Generale della Provincia. Morì nel 1602.


CHIESA SANTA MARIA DI GESÙ

La Chiesa era stata eretta nel i 1590 accanto al Convento dei Frati Francescani. Dopo fu chiusa al culto per molti anni, perché venne destinata a cimitero. Con delibera del 22.7.1886 venne nominato Rettore della Chiesa il Canonico Ettore Giuseppe Strazzeri. Nel 1900 per interessamento ed insistenza del Rv. Can. Carmelo Caltavituro fu riaperta al culto (funzionava nella sacrestia) e ne venne nominato Cappellano lo stesso Caltavituro. In questa Chiesa si conserva: 1) Una pala in stile bizantino del 1300; 2) Crocifisso artistico del 1700 del Frate Umile di Petralia. Al Cristo il popolo è devotissimo, massimamente per la pioggia, per invocare la quale viene portato in processione per il paese. 3) Bellissima tela rappresentante San Pasquale Baylon, dipinta dal buterese Rosario Tinnirello; 4)11 presepe, chiuso durante l’anno da un enorme quadro ed esposto nel periodo Natalizio. Detta Chiesa oggi è diroccata ed i Sacramenti vengono somministrati nella Sacrestia.


CHIESA DI SANTA MARIA DI LORETO (CARMINE)

La Chiesa costruita nel 1590, non esiste più, essa doveva servire ai Baroni morti nel territorio di Butera, era nominata Santa Maria di Loreto ed era attaccata all’ex Convento delle Carmelitane. Nello stesso sito venne costruita una nuova Chiesa, Santa Maria del Carmelo. Soppresso il Convento nel secolo XVIII, per opera del Sacerdote Giuseppe Tabone, vi sorse un Conservatorio di Zitelle.









CHIESA DI MARIA SANTISSIMA DELLE GRAZIE

Ubicata alla sommità della Via Aldo Moro, percorrendo la quale in direzione Castello si mostra quasi all’improvviso sulla destra in corrispondenza di un piccolo spiazzo che funge da sagrato, la chiesa Maria SS. delle Grazie domina con la sua facciata sud quasi tutto il lato settentrionale di Piazza Gramsci (“a Villa”), costituendo lo sfondo per l’Altare della Patria. 
La chiave di volta del portale riporta una data importante, 1416, probabile anno di costruzione, sconosciuto fino a quando i recenti restauri hanno portato alla luce una caratteristica facciata in pietra.
All’interno si presenta ad unica navata che si estende dall’ingresso principale situato ad est fino all’altare maggiore al fondo del coro ad ovest.
Entrando si rimane stupiti dalla semplicità delle forme cui si giustappone la ricchezza dei fregi che si prestano volentieri a farsi scolpire dalla luce del sole che penetra dalle cinque finestre in alto lungo il perimetro.
Nella navata si ammirano due cappelle per lato, facilmente individuabili in quanto sporgenti dai muri laterali e marcate ai lati da due colonne di stile composito su cui poggia un architrave impreziosito da un cornicione dentellato, finemente decorato con fregi e modanature, il quale scorre per tutto il perimetro ora sporgendo ora rientrando in accordo con l’impianto architettonico della chiesa.
Una volta a botte a sesto ribassato riccamente decorata con stucchi costituisce la copertura per tutto l’edificio sacro: caratteristici sono i riquadri in cui viene suddivisa la superficie concava interna che suggeriscono a chi la guarda l’impressione di osservare un tetto a cassettoni ricurvo.
La chiesa così come la si vede oggi, è opera dell’ing. Ignazio Margani che ne curò il progetto per quanto riguarda la sistemazione architettonica e l’abbellimento nel 1896 su commissione dell’allora rettore Sac. Gaetano Di Vita.
Partendo dal fondo della navata rivolgendosi a sinistra si distinguono: la statua di Sant’Ippolito Martire del quale sembra che la chiesa portasse il nome fino ad una successiva dedicazione a Maria SS. delle Grazie, ma non si hanno dati certi al riguardo. Procedendo sempre sul lato sinistro verso il coro si nota un olio su tavola del 1556 raffigurante la Madonna del cardellino tra i santi Giovanni Battista e Agata di ignoto autore manierista e poi la cappella che custodisce il quadro di Sant’Eligio vescovo di Noyon - Tournai, al quale in passato i buteresi erano molto devoti perché Eligio è il santo patrono dei cavalli oltre che dei maniscalchi e degli orefici, e pertanto al suo altare la gente che aveva una bestia malata o che per qualsiasi ragione non rendeva nei lavori e nel trasporto, veniva ad accendere le lampade votive. Tale culto è testimoniato ancora da una via nei pressi dell’ex ospedale dedicata proprio a Sant’Eligio.
Questa cappella vanta un altare secondario ligneo, che assieme all’altare maggiore della stessa chiesa, rappresenta l’unica testimonianza a Butera, di quell’arte antica cancellata dal sopravvento dei monumenti marmorei.
Un maestoso arco a tutto sesto sormontato dallo stemma della chiesa (un nastro sorretto da angeli che reca la scritta "Ave Gratia Plena - Luc. I" con in cima una corona) e due balaustre in marmo rosaceo introducono nel presbiterio o coro, la zona più importante dato che qui si celebra l’Eucaristia.
Lo sguardo corre spontaneamente verso il punto di fuga generale rappresentato dall’altare maggiore ai lati del quale due colonne si stagliano verso uno splendido frontone classico nella forma ma baroccheggiante nelle decorazioni facendo da cornice al simulacro della patrona della chiesa, Maria SS. delle Grazie, che si festeggia solennemente il 2 Luglio sia con particolari funzioni religiose che occupano tutto il mese di Giugno sia con la processione per le vie del paese che rappresenta il culmine dei festeggiamenti.
In alto, sul frontone, in corrispondenza dei vertici inferiori sono due acroteri a forma di anfora, mentre al centro, sul vertice superiore, un grande medaglione a raggiera che tocca la volta col raggio più verticale, racchiude un piccolo tondo che mostra la M di Maria dipinta su tela.
Il pregevole altare ligneo, dove prima della riforma liturgica si celebrava la S. Messa, seppure abbisognevole di un intervento di restauro, non manca di mostrare la raffinatezza nelle parti scolpite sia a tutto tondo che ad altorilievo.
Particolare è il paliotto, nel quale si può ammirare un rilievo centrale consistente in un drappeggio sul quale sono rappresentati i simboli della chiesa, cioè la corona di dodici stelle con al centro il logo mariano per eccellenza: le lettere A ed M che si sovrappongono (iniziali di "Ave Maria").
Sempre nel coro si ammirano tre dei sei dipinti del ciclo pittorico sulla “Vita della Madonna” di Domenico Provenzani da Palma di Montechiaro datate 1901, che rispettivamente raffigurano: “l’Adorazione dei Magi” (a sinistra), “la Pentecoste” (a destra) e l’ovale della “Visita di Maria a S. Elisabetta” (in alto guardando la volta).
E’ da sottolineare la forma di quest’ultimo (ovale) che differisce dagli altri in quanto rappresenta l’aspetto peculiare del titolo della chiesa (il titolo Maria SS. delle Grazie equivale nella Liturgia alla festa della Visitazione di Maria a S. Elisabetta, che si celebrava il 2 Luglio prima del Concilio Vaticano II mentre attualmente cade il 31 Maggio).
Dello stesso autore è anche la tela del SS. Salvatore, immagine ispirata alla più famosa statua presente nella stessa chiesa.
Fino al 1992 era presente una pala d’altare (probabilmente del XVII secolo) raffigurante la Madonna delle Grazie nell’atto di allattare Gesù Bambino tra San Giuseppe e San Giovanni Battista; questo quadro venne rubato e oggi rimane solo la bellissima cornice dorata, che assieme alla tela un tempo nascondeva tutto l’anno la statua della Madonna, la quale veniva svelata e quindi esposta ai fedeli solo nel periodo che andava dal 2 Giugno al giorno della festa il 2 Luglio.
Lasciando il coro, scendendo i due gradini che “sollevano” il presbiterio dalla navata, ci si ritrova in quest’ultima per ammirarne la parte destra per chi entra o sinistra per chi esce, dove si trovano l’ingresso secondario di Via Garibaldi e l’altare del Crocifisso: la statua del Cristo in Croce che si vede oggi sostituisce quella del “Signuri de Puci” noto per le processioni del Giovedì e Venerdì Santo, che un tempo fino agli anni ’60 era esposto proprio in questa sede al popolo, oggi lo si conserva in un luogo della chiesa non accessibile a fedeli o visitatori.
Continuando il cammino verso l’uscita si possono ammirare il quadro di Sant’Ignazio di Loyola (“La visione de La Storta”) del pittore piazzese Marco Antonio Candrilli del 1601 e, dulcis in fundo, la cappella del SS. Salvatore, la cui effigie viene portata in processione la Domenica delle Palme per rievocare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.
La volta che sovrasta la navata accoglie i rimanenti tre dipinti del ciclo pittorico sulla “Vita della Madonna” di D. Provenzani: per chi entra guardando dall’organo verso l’altare maggiore questi rappresentano “le Nozze di Cana”, “la Presentazione della Vergine Maria" e “l’Annunciazione”.
Per ultimo si ricordano l’organo Polizzi del 1926 (commissionato dal rev. Sac. Carmelo Messina) che fa sentire la sua possente voce dalla cantoria posta sull’ingresso principale e la più piccola delle tre campane, “u signu”, la quale risuona nel cielo di Butera da ben quattro secoli.




CHIESA DI SAN GIUSEPPE

La Chiesa di San Giuseppe è stata fondata nel 1733 dal Rev. Giacomo Faraci. Attualmente in questa Chiesa si trova: 1) Simulacro dell’Hecce Homo (rinvenuto durante la lavorazione della terra con i buoi nell’ex feudo San Nicola?). Era posseduto dalla famiglia Faraci, venne trovato nella nicchia di una casa acquistata dagli avi ditale famiglia in via Bosco. Essendo stata fondata la Chiesa dal Rev. Faraci, forse uno dei suoi familiari, l’ha portata nella Chiesa di San Giuseppe. Questa Chiesa era la sola a non essere consacrata, oggi lo è anch’essa.




CHIESA DI SAN ROCCO

La Chiesa di San Rocco, oggi patrono di Butera, un tempo era dedicata a San Nicolò Vescovo di Mira. Il vero patrono di Butera era San Tommaso Apostolo a cui è intitolata l’unica parrocchia esistente. Gli abitanti però hanno proclamato prima San Giovanni Battista poi S. Vito, titolare della Chiesa omonima, in seguito Sant’Antonio Abate, infine, il 18 Aprile 1683, il popolo proclamò San Rocco patrono di Butera per come attesta il seguente documento che trovasi agli atti dell’archivio della Chiesa di San Rocco che qui trascrivo: «G.M.G. e San Rocco. A 19 Aprile sesta indizione 1683. Si avverte che in questa e sotto questo giorno di Pasqua, radunato tutto il popolo e li signori giurati e capitano, nella Matrice di questa città in presenza del Sig. Vicario Don Carlo Repollino, s’acclamò per nostro protettore e patrono di questa città di Butera il nostro glorioso San Rocco, con grandissimo giubilo di tutto il popolo. Gli officiali del presente sono: Capitano Gabriele Giurato, li giurati: Giuseppe Segala, Dott. Domenico Galante, Alessandro Sammarco, Francesco Ripollino. In questa acclamazione, si trova di presenza il Signor Arciprete di Licata D. Giuseppe Menza, nostro compatriota». Butera possiede una reliquia di San Rocco che è collocata in petto alla statua del Santo, in un bell’ornato d’argento. Tale reliquia venne data alla città di Butera il 27 Aprile 1730 da Frate Angelico di Spaccaforno dei Minori Osservanti Francescani. Molte sono le leggende intorno a San Rocco, una delle quali racconta che «Butera era oppressa da terremoti e pesti, quando apparve sulla spiaggia una cassa galleggiante verso cui si dirigeva un carro trainato da buoi per caricarla e portarla in città. I buoi stanchi e assetati si fermarono in contrada SS. Cosmo e Damiano, che non esiste in territorio di Butera, tranne che voglia riferirsi a Sancicumà che è nei pressi ove sorge la fonte, dove da un roveto scaturì subito acqua a profusione; quel posto, divenuto Sacro, prese il nome di "Acqua della Santa Reliquia". Pervenuta la càssa a Butera, aperta, ne venne fuori un mugolo di farfall4 fra lo stupore dei presenti che subito la richiusero. Più tardi si apprese dal Papa che quelle farfalle, giunte sino a lui, erano il corpo di San Rocco. Riaperta la cassa, vi si trovò un ricco reliquario contenente le ossa del Santo che da allora, ogni anno nel giorno della sua festa si espongono alla venerazione dei fedeli. La Chiesa è stata restaurata diverse volte. Nella Chiesa si trovano: Nove tele di San Rocco dipinte da Domenico Provenzano, mentre sull’altare troneggia il massiccio Simulacro del Santo; un Crocifisso scolpito in legno, forse da un buterese nel convento dei Cistercensi presso il Monte Santa Maria Dell’Alto. La Chiesa è stata eretta a Parrocchia nel 1939 e ne fu Parroco Salvatore Cannizzaro ed oggi Don Filippo Provinzano. Nel 1983 è stata eretta a Santuario. Il culto a San Rocco è stato portato dai Branciforte, Signori di Butera.


MARIA AUSILIATRICE E SAN GIOVANNI BOSCO

La Chiesa di recentissima costruzione (in una terra donata dal Signor Enrico Cipollone) avvenuta con la posa della prima pietra da parte del Vescovo di Piazza Armerina Mons. Catarella, la Domenica in Albis del 1957, era stata eletta a Parrocchia con decreto vescovile del 29.3.1949 ed affidata al Rev. Giuseppe Palmeri, quando svolgeva le funzioni sacre nell’ex spogliatoio del Campo Sportivo di Piano della Fiera.
Dal 1994, la Parrocchia è stata affidata al Parroco Don Aldo Contrafatto il quale, con incessante impegno, nel corso degli anni successivi e, con il contributo straordinario della Regione Siciliana, ha determinato la realizzazione di opere di restauro nella chiesa, dei locali parroc­chiali, pastorali, del campanile, della sca­linata esterna, nonché della pavimenta­zione ed illuminazione dell'area esterna al servizio della Chiesa stessa.









ANTICHE CHIESE NON ESISTENTI


CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Non lontano dalla porta San Pietro esisteva un insigne Monastero di monache, dell’Ordine di San Benedetto, chiamato di San Giovanni Battista, antichissimo, cui nel 1315 Fra Tommaso Buttiglieri, Vescovo di Cefalù lasciò in consegna una cassa piena di reliquie di Santi. Oggi non esiste più e neanche la Chiesa di San Giovanni Battista; essendo diroccata, è stata costruita la strada Provinciale che porta a Gela. Si notano ancora i ruderi del convento.



SANTA MARIA DEL CASTELLO
Sotto il castello sorgeva la Chiesa di Santa Maria ed era la principale Chiesa di Butera.

SANTA MARIA DELL’ALTO
Anche questa Chiesa non esiste più, era attaccata al Monastero, anch’esso non esistente, ma rimangono ancora vestigia di celle; era collocato ad un miglio fuori del paese, a Nord di Butera, sul terrazzo del Monte Santa Maria Dell’Alto che Re Guglielmo aveva donato ai monaci Cistercensi ivi residenti.

LA CHIESA DELLA MADDALENA
Questa Chiesa sorgeva nella Via Maddalena, oggi non esiste più. Nel vol. I di Gaetani su Butera leggo: "Questa città secondo la numerazione fatta nel 1714, contava 2.803 anime e 1.052 famiglie; ebbe una Parrocchia sotto il titolo di San Tommaso, con oltre 13 Chiese, due Conventi dei PP. Conventuali di S. Francesco d’Assisi, uno nell’omonima Chiesa ed uno a S.M. Gesù ed un Monastero di donne dell’Ordine di S. G. Battista; è compresa nella Diocesi di Siracusa. Al vol. V sempre su Butera, fra tutte le altre cose, si parla di Fra Tommàso da Butera ed anche di Bonaventura Frazzetto, nato a Butera, Frate di S. Francesco.

I CONVENTI DI BUTERA
1) Sul Monte Santa Maria Dell’Alto esisteva il convento dei Cistercensi stabiliti ivi dal Re Guglielmo II, detto il Buono.2)11 Convento dei Frati Minori Osservanti di San Francesco presso la Chiesa "Santa Maria del Castello", l’attuale Orfanotrofio Carmela Cantello. 3)11 Convento delle Suore Carmelitane attiguo alla Chiesa di Santa Maria di Loreto, oggi Madonna del Carmine, ove poi sorse un Conservatorio di Zitelle per opera del Sacerdote Tabone. 4) Un Ospizio dei Templari: ricaviamo la notizia dai libri del Priorato di San Giovanni di Messina, confermato dall’Imperatore Federico con la donazione dei Casali di Ardona e Maltena. Noto in una pianta planimetrica di Butera del 1888 un edificio, con attorno delle Vie Ospizio. 5)11 Convento delle Monache dell’Ordine di San Benedetto, attaccato alla Chiesa di San Giovanni Battista, oggi non esistente. 6)11 Convento dei Frati Francescani nella Chiesa di Santa Maria di Gesù. 7) Riscontro anche che per opera di Simone, primo Signore di Butera, furono donati ai Monaci di Licodia il Convento ed il Tempio di "San Sepolcro di Gerusalemme" ed il Priorato di Sant’Ippolito, entrambi; un tempo, esistenti nel territorio di Butera.


LA NECROPOLI
Gli scavi archeologici condotti in questa zona hanno portato alla luce una singolare necropoli che presenta l'esistenza di quattro strati di sepolture, appartenenti ad epoche diverse che vanno dal VII al II secolo avanti Cristo.
Un'altra necropoli è stata rinvenuta in C.da DISUERI, durante alcuni lavori di rimboschimento. Si tratta di oltre 2000 sepolture, tutte scavate nella roccia. Altre necropoli risalenti al V-III sec. a.C. sono state rinvenute, infine, nelle zone CONZI, S. GIORGIO, FIUME DI MALLO, MONTE DESUSINO e FONTANA CALDA. Si tratta di sepolture ricche di corredo fittile e metalalico: urne cinerarie, statuette, lekythoi, unguentari ecc. che oggi si trovano custoditi, in gran parte, al Museo Archeologico di Gela.

Il Castello di Falconara

Costruito nel secolo XIV probabilmente su di un precedente edificio normanno, è un caratteristico modello di fortezza medievale, con fossati, ponte levatoio, più ordini di mura merlate, bastioni, torrioni angolari, torri avanzate, spalti sporgenti ed al centro il mastio principale. Nel 1392 Re Martino I lo concesse ad Ugone Santapau e, poi, nel 1800, fu acquistato dai Chiamonte Bordonaro. La splendida posizione, il magnifico palmeto che lo circonda fanno del Castello di Falconara meta ambita di turisti e villeggianti.




Marina di Butera

Marina di Butera (C/da Desusino) è raggiungibile, oltre che attraverso la strada statale Gela-Agrigento, anche attraverso la provinciale SP197. Proprio lungo questo percorso si possono ammirare gli splendidi boschi di pini, curati dall'Ispettorato Dipartimentale delle Foreste di Caltanissetta ed il magnifico Parco Comunelli dove è possibile trascorrere, all'ombra degli Eucaliptus, tranquille e fresche giornate, essendo quest'area attrezzata con barbecues, tavoli, panchine, numerosi giochi per ragazzi e servizi igienici. La posizione geografica e la splendida cornice in cui si trova avvolta, fanno di Butera uno dei più bei Centri del nisseno.