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I Riti Religiosi PDF Stampa E-mail
Indice articolo
I Riti Religiosi
Domenica delle Palme
La Settimana Santa
Domenica di Pasqua
La festa di San Rocco
Il rito, la scena, la rinascita


LUNEDI’ SANTO
RECITAZIONE DELLA PASSIONE E MORTE DI GESU’
CON IL “GRUPPO DEI LAMENTATORI” DI BUTERA

Nella Chiesa della Madonna delle Grazie il gruppo presenta la storia della passione e morte di Gesù cantata in lingua dialettale locale con testi e musiche originali. Le strofe o “i parti” provengono dall’antica tradizione religiosa popolare e, mentre scorre il racconto, interpretano i sentimenti e il compianto del popolo credente di fronte a Gesù, l’innocente condannato a morte. Alla fine lo spettatore è coinvolto nel pianto sul dolore che c’è nel mondo e nella vita dell’uomo, solamente consolato dal Cristo che soffre con l’uomo e per l’uomo. Ecco perché il testo non finisce mai di essere composto e parecchie strofe “o parti “ sono proprie degli stessi cantori contemporanei.
A volte partecipano come ospiti anche gruppi di lamentatori provenienti da altri paesi della Regione.

MARTEDI’ SANTO
“La Pietà”
RIEVOCAZIONE DELLA DEPOSIZIONE DEL CRISTO DALLA CROCE

Dopo le celebrazioni liturgiche vespertine, in Chiesa Madre viene rappresentata la deposizione del Cristo morto dalla Croce. In realtà questa cerimonia prima si svolgeva a porte chiuse e senza concorso di popolo, perché, posta al martedì, non è coerente con il racconto dei Vangeli. Ma con l’andare degli anni si è imposta sino a diventare tradizione, tanto grande è la devozione dei fedeli e tanto grande è la richiesta di poter partecipare.
I discepoli, rappresentati da alcuni fedeli ed esperti, staccano lentamente dalla Croce il corpo del Cristo morto, lo rivestono di un camice-sindone, lo avvicinano alla sua Madre Addolorata e poi lo collocano sul letto appositamente preparato.
Il Cristo morto è rappresentato da una statua pregiata della fine del sec. XVII, in legno, espressione della pietà della Controriforma, perciò fortemente segnata da piaghe e sangue ma senza dubbio di artistica fattura e di grande impatto spirituale e psicologico. La tradizione attribuisce l’opera alla fede e alla perizia di un monaco artista, don Valentino. L’Addolorata è rappresentata da una statua degli inizi del sec. XX, di fattura classica, in cartongesso, altamente espressiva.

MERCOLEDI’ SANTO
“L’ULTIMA BENEDIZIONE”

A mezzogiorno, nella Chiesa Madre si concludono le qurantore di passione, le ore di preghiera che i devoti hanno trascorso per tre giorni in compagnia di Gesù e in preparazione ai giorni della sua Pasqua. Alle 12.00 si forma il corteo e il SS. Sacramento viene portato in processione per le vie del quartiere della Madrice, come se il Cristo volesse dare l’ultimo saluto prima di morire ai suoi devoti. E di fatti, tornati in chiesa, viene impartita la solenne benedizione eucaristica, detta appunto “l’ultima benedizione”.
Ora bisognerà attendere che Gesù passi attraverso le tenebre del male e della morte, subisca lui stesso il dolore e la distruzione che il male procura al mondo. Proprio per questo, prima della riforma liturgica degli anni ’50, nel pomeriggio veniva celebrato quello che si diceva “l’Ufficio delle tenebre”, una preghiera drammatica, preludio della preghiera di Gesù al Getsemani. Il maligno intanto prende possesso del cuore di Giuda, che tradisce e consegna il Maestro. Ora Gesù è diventato un ricercato.

MERCOLEDI SANTO – SERA
“U MARTUORIU”

Realizzazione della sacra rappresentazione della Passione e Morte di nostro Signore Gesù
( u martuoriu ) va in scena per il centro storico del paese.

GIOVEDI’ SANTO (ore pomeridiane)
“A cerca do Signuri”
RIEVOCAZIONE DELLA RICERCA DI GESU’ DA PARTE DELLE GUARDIE

Nelle ore del pomeriggio viene rievocata la ricerca di Gesù (a cerca do Signuri) da parte delle guardie dei sommi sacerdoti e del governatore romano, che passano per le vie del paese, precedute dal rullo del tamburo e dal suono della tromba, lugubre ed agghiacciante, non foriero di lieti notizie.
Le persone che sentono e vedono capiscono il messaggio: l’ora è venuta, l’ora della Pasqua di Gesù, bisogna cominciare a muoversi.

GIOVEDI’ SANTO (al calar della sera)
L’ULTIMA CENA DI GESU’ CON GLI APOSTOLI

Gesù, infatti, chiama i suoi amici, li raduna per la cena pasquale, come l’ultima volta prima di morire nella casa di una persona fidata. Lava loro i piedi, si confida con loro, spezza il pane e passa il calice del vino, ad essi lascia il segno della sua presenza perenne ed il suo testamento.
Nelle Chiese si radunano i fedeli per celebrare la Messa in “Coena Domini”.

GIOVEDI’ SANTO – notte
“’U SIGNURI ‘NCATINATU” (‘U signuri de’ Puci)
RIEVOCAZIONE DELL’ARRESTO DI GESU’ E DELLE FASI DEL PROCESSO DAVANTI AL SINEDRIO E AI SOMMI SACERDOTI

Dalla Chiesa della Madonna delle Grazie, intorno alle 21.00 inizia la processione “do Signuri ‘ncatinatu”, del Cristo arrestato, rappresentato da una statua in cartapesta del sec. XIX. La statua è rivestita di un solenne abito di velluto blu, con una fascia rossa ai fianchi, ha uno sguardo addolorato ma penetrante ed interrogante, quasi a dire: “perché?”, “perché un giusto è tradito e arrestato?”.
Tromba e tamburo all’inizio del corteo sembrano annunciare una vittoria, un castigo esemplare, ma il loro è un suono sinistro, non lo si può ascoltare.
Entrano in scena i lamentatori: troppo grandi sono il dolore e la pena, meglio piangere e pregare, è il tempo di alzare grida al cielo per ricevere perdono e misericordia.
Il Cristo durante il percorso entra nelle Chiese che incontra, rievocando le comparse davanti ai tribunali di Caifa ed Anna, ma la pietà popolare lo accoglie per amarlo non per condannarlo. Ad attenderlo in ogni Chiesa ci sono fedeli che pregano e nelle Chiese parrocchiali ci sono “i Sepolcri” , ora gli altari della Reposizione, solennemente addobbati con fiori, luci, profumi, veli e finissime tovaglie, presso i quali si adora, si ringrazia e si trepida per il Maestro sino a notte fonda.


L’ ECCE HOMO! (‘U Signuri ‘a canna)
RIEVOCAZIONE DEL PROCESSO A GESU’ DAVANTI A PILATO

Dalla Chiesa di San Giuseppe inizia la prima delle processioni che durante la giornata del venerdì santo accompagneranno Gesù di Nazareth nel suo cammino verso il calvario e verso la morte.
La processione rievoca il processo a Gesù davanti a Pilato, in maniera particolare il momento in cui viene presentato alla folla flagellato, incoronato di spine e insignito di una scettro di canna come un re da burla.
Il Cristo è rappresentato da una antichissima statua del sec. XVI in legno, di fine fattura, forse oggi a Butera la più antica delle statue sacre.
Tamburo e tromba ancora mantengono il posto del potere, ma la pietà dei lamentatori e le preghiere dei fedeli partecipanti testimoniano la debolezza del potere mondano e la signoria dell’unico vero re, Gesù.




VENERDI’ SANTO – ore 13:30
“ ‘U Signuri ca cruci ‘ncuoddu”

RIEVOCAZIONE DELLA SALITA AL CALVARIO

Alle 13.30 dalla Chiesa della Madonna delle Grazie comincia il viaggio di Gesù verso il calvario. La statua lo rappresenta con la croce sulle spalle. I lamentatori sono al seguito a cantare “i parti” . Lo strazio diventa insostenibile quando nella piazza del paese il Cristo incontra la Madre Addolorata, che viene incontro a lui dalla Chiesa Madre (‘a giunta). Nonostante l’ora coincida con il tempo usuale del pranzo, la processione è partecipata da una folla considerevole, e dove essa arriva solo chi è impedito resta fermo in casa, mentre tutti gli altri corrono a vedere il drammatico spettacolo dell’innocente che porta la croce ingiustamente.


VENERDI’ SANTO - ore 17:00
LA MORTE DI GESU’ IN CROCE


Nelle Chiese i fedeli si raccolgono per commemorare la morte di Gesù in Croce. Nella Chiesa Madre viene cantato il “Passio” secondo il Vangelo di Giovanni, con musica originale e melodie che si rifanno al classico gregoriano e ad armonie di antica provenienza popolare, (come la Domenica delle Palme).
Alla fine della celebrazione liturgica i fedeli si uniscono all’immagine della Vergine Addolorata e in processione dalla Chiesa Madre corrono verso la Chiesa di Santa Maria di Gesù, dove la pietà dei fedeli ha intronizzato su un fercolo pieno di fiori e di luci l’immagine del SS. Crocifisso. Si tratta di una statua lignea del sec. XVIII, a grandezza naturale, di autore ignoto, ma senza dubbio di un’artista che conosce la scuola del grande frate Umile di Petralia, lo scultore dei meravigliosi Crocifissi del secolo XVII, capolavori dell’arte siciliana.
La solenne processione inizia con la partecipazione di tutta la città, che vuole esprimere la sua devozione immensa al Redentore e alla Vergine Addolorata. E’ una folla immensa ad accompagnarlo, in silenzio o pregando e cantando, mentre si rivive il viaggio di Gesù al Calvario, la “Via Crucis”. Il Crocifisso avanza lentamente: dal suo Trono, la Croce, allunga le braccia e le mani a toccare le mani dei devoti, che dai balconi lo salutano e per la strettezza della strada arrivano ad accarezzarlo. La commozione va crescendo sempre di più: solo la musica può interpretarla e la banda musicale esegue le tradizionali “marce funebri” di autori classici e di autori locali.
Nella sosta in piazza Dante si vive l’esperienza di un vero e proprio abbraccio di tutta la popolazione con il Crocifisso.


VENERDI’ SANTO – ore 21,30
“U Catalettu”

RIEVOCAZIONE DELLA SEPOLTURA DI GESU’

La folla di devoti torna a radunarsi a tarda sera nella Chiesa Madre, per baciare i piedi di Gesù morto e per offrire mazzi di fiori.
L’immagine del Cristo morto è collocata su un letto che è come un altare, rivestito di tovaglie e di coperte ricamate, di fiori e di alloro, profumato con essenze e profumi pregiati. L’Addolorata è pronta a seguirlo, portata a spalla dalle giovani e dalle ragazze della città, adorne di abiti neri.
L’uscita per tutti gli abitanti del paese rappresenta un momento miracoloso: la tradizione popolare dice che qualunque grazia si chieda al Signore nel momento in cui Egli esce dal tempio viene concessa. La città è tutta radunata lì e le preghiere e le note della marcia funebre salgono al cielo confondendosi con le volute bianche del fumo delle fiaccole accese,mentre le due “ vare “ scendono per la gradinata della Chiesa.
Il corteo snoda lentamente per le vie del paese, ma è un corteo funebre diverso. Le persone piangono, pensano ai loro morti e ai lutti recenti, ma dal cuore scaturisce una speranza: se la morte di Gesù, il giusto, non è stata inutile, allora la morte forse non ha l’ultima parola sull’esperienza dell’uomo sulla terra.
In piazza si accendono i fuochi d’artificio: colorati, danzanti, come stelle che brillano sul sepolcro di Cristo, nel giardino vicino al Calvario.
Si ritorna in Chiesa nelle prime ore del nuovo giorno, è già il Sabato Santo.